Sulle preferenze e altre seghe mentali

Diceva bene Agostino l’Equilibrista, “Tutto è perfettibile”, comprese le riforme costituzionali del “Governo” Renzi. Su tutte la tortuosa Riforma Elettorale. Uninominale si, uninominale no, preferenze si, preferenze no…

Il 10 dicembre 2012, all’indomani del voto sulla bozza di riforma della legge elettorale in Senato, l’allora capogruppo del Pd Anna Finocchiaro spiegò alla stampa il motivo che aveva spinto il Partito Democratico a votare contro il testo, cioè che “Pur essendo simile a quello che abbiamo presentato noi, prevede come strumento per scegliere gli eletti le preferenze“.

E Pierluigi Bersani replicava che non avrebbe mai “dato l’ok a una riforma elettorale con le preferenze“.

Quindi le preferenze stavano un po’ sulle balle a tutto il Pd (compresi i vari Fassina e buona parte del centrosinistra di allora) perché più clientelari di qualsiasi altro strumento di selezione!? Ma oggi non è più così, quindi buona fortuna a tutti.

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Meglio una brutta riforma che nessuna riforma

“Servono riforme urgenti!”.

Ce lo ripetono dal 1945 come un mantra. Poi si prepara la riforma ed ecco arrivare la spaventevole espressione “E’ perfettibile”. La riforma entra nel gorgo delle commissioni parlamentari e scompare.

Il perfettibilismo blocca questo paese da troppi anni quindi meglio una brutta riforma che nessuna riforma… con buona pace dei gomblottisti e di quelli che “ho la soluzione ma ora non ve la dico”.

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Aboliamo il lavoro

Tra una quindicina di anni assisteremo ad una puntata de La Gabbia condotta da un Gianluigi Paragone diventato nel mentre filo hippie e trasmessa su una rete televisiva delocalizzata in Bosnia.

Si parlerà di Articolo 18 e di come riformare il mondo del lavoro che da trent’anni è fermo alla questione Articolo 18. Ospiti in studio dipendenti di imprese delocalizzate in Albania e Polonia. Ci sarà sempre Sergio Cofferati, che i suoi anni se li porta comunque bene vista la cospicua pensione da ex sindacalista e da ex tante altre cose.

Si parlerà di quanto sarebbe rischioso abolire l’Articolo 18. Ma alla fine troveranno una soluzione: abolire direttamente il lavoro.

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Veltroni: “In caso di pareggio riforme, poi nuove elezioni”.