Aboliamo il lavoro

Tra una quindicina di anni assisteremo ad una puntata de La Gabbia condotta da un Gianluigi Paragone diventato nel mentre filo hippie e trasmessa su una rete televisiva delocalizzata in Bosnia.

Si parlerà di Articolo 18 e di come riformare il mondo del lavoro che da trent’anni è fermo alla questione Articolo 18. Ospiti in studio dipendenti di imprese delocalizzate in Albania e Polonia. Ci sarà sempre Sergio Cofferati, che i suoi anni se li porta comunque bene vista la cospicua pensione da ex sindacalista e da ex tante altre cose.

Si parlerà di quanto sarebbe rischioso abolire l’Articolo 18. Ma alla fine troveranno una soluzione: abolire direttamente il lavoro.

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VERGOGNOSO!!! Le canzoni del medley di Renzo Arbore scelte dalle lobby del gelato al gusto puffo

Gianluca Vacca, deputato 5 stelle e membro della VII Commissione (cultura, scienza e istruzione) pubblica sul suo sito un articolo nel quale accusa Matteo Renzi di voler tagliare del 10% i salari dei lavoratori italiani (col benestare di tutte le banche europee).

le banche a gennaio già sapevano che Renzi sarebbe diventato premier… Inoltre confidano in Renzi per tagliare il costo unitario del lavoro di un 10%.

Vacca cita un report (in inglese) della banca svizzera UBS. Linka anche il documento originale. Il problema è che sbaglia la traduzione. Il report della banca svizzera parla si della necessità (condivisa da Renzi) di abbassare qualcosa del 10%, ma non i salari bensì il cuneo fiscale (pensare che nella sua bio scrive: buona conoscenza della lingua inglese – corsi svolti in Inghilterra).

Diversi commentatori gli segnalano l’errore, Vacca corregge qualche passaggio e aggiunge un post scriptum pseudo-salvifico ma ormai la frittata è fatta. Naturalmente l’articolo viene subito ripreso dal network casaleggino Tze Tze (enfatizzato con le ormai classiche botte di “vergognoso” e “amara verità”) e poi rimbalza dritto dritto sulla home page del blog di Beppe Grillo.

Per un Movimento che si definisce “unico portatore sano di verità”, che critica la “stampa di regime”, che mette quotidianamente all’indice giornalisti (e senatori) sgraditi è oggettivamente una brutta caduta di stile (e ahinoi/voi/essi non l’unica). Soprattutto considerando la palesata volontà del buon Grillo di spingere gli iscritti ad utilizzare un’unica fonte di informazione, il suo blog (insieme a Tze Tze, la Fucina e ogni tanto il Fatto Quotidiano), evitando così qualsiasi possibilità di condizionamento esterno.

Anche i sassi tonti sanno che nessun organo di informazione è duro e puro a prescindere (sarebbe stupido credere e sostenere il contrario), per questo è necessaria la pluralità (sarà poi la vostra capoccia ad elaborare una sintesi). I “giornalai” accondiscendenti non sono un’esclusiva della “stampa di regime”. La madre degli zerbini è sempre incinta e anche sui networks pentastellati pare si copuli parecchio (vox populi).

Ognuno dovrebbe avere la libertà di leggere tutto ed il contrario di tutto. Ognuno dovrebbe avere la libertà di scegliersi il leccaculo più emolliente. E’ il nostro spirito critico che ce lo chiede.
A meno che quell’atavica pigrizia che spesso ci contraddistingue non ci spinga ad optare per l’assai più comoda idea preconfezionata…
la classica idea Bofrost.

PS: Gianluca Vacca non è nuovo alle figure di cacca.
PPS: i migliori sono quelli che hanno smesso di leggere il Corriere della Sera senza aver mai letto il Corriere della Sera (cambiando il nome del giornale il risultato non cambia).

Quando il lavoro non c’è i topi ballano

evolve

Ogni 2 Maggio mi sveglio ovattato e mi dico “Cascasse il mondo l’anno prossimo vado al concertone del Primo Maggio!”, poi ti organizzano una grigliata ad un tiro di schioppo e ti dicono di portare l’ukulele perchè c’è anche uno coi bonghi, un altro con la chitarra, un tipo che conosce a memoria i testi di parecchie canzoni ed ecco andare a puttane tutti i tuoi buoni propositi.

Mattatori dell’edizione duemilaetredici Elio e Le Storie Tese, Max Gazzé, Daniele Silvestri e Marta Sui Tubi… come a Sanremo.

Cascasse il mondo l’anno prossimo vado a Sanremo.

Economics for dummies

Non sono un economista ma ho la soluzione alla crisi… anzi, le soluzioni sono due:

  1. Eliminare i giovani bamboccioni disoccupati
  2. Eliminare i vecchi bacucchi con la pensione minima

UPDATE: mi ha già chiamato Tremonti per dirmi “bvavo”.

Forze del disordine costituito

A Brescia (Italia), al presidio organizzato a sostegno dei sei immigrati saliti sulla gru per chiedere la regolarizzazione, un funzionario di Polizia invita i manifestanti ad “andare in qualche locale, ma non qui“, l’interlocutore ribatte “non s’inventi gli assembramenti” e lui ordina la carica.

Qui Il video originale diffuso dal sito peacereporter.it.

Antonio Mastrapasqua dixit

… se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale.

Un tranquillo weekend di paura

Dice il Papa Benny:

Il lavoro e la casa non completano la vita dei giovani e degli uomini, che in realtà possono trovare la serenità e la “pienezza” soltanto nell’incontro con Dio… per ottenere un mutuo!?

Dice Gianfranco Fini:

Il Pdl è morto… già pronto un Lodo Resurrezione.

Dice il Senatur:

Per Silvio la strada è molto stretta… basta non sia troppo bassa.

Dice la Gelmini:

È ancora una fan di Vasco Rossi?
Sì. Alcune sue canzoni sono bellissime.
Per esempio?
Albachiara.
Un inno all’autoerotismo femminile.
Macché, macché, ma cosa dice?.
Nella strofa finale: Qualche volta fai pensieri strani / con una mano, una mano, ti sfiori, / tu sola dentro la stanza / e tutto il mondo fuori.
Non l’avevo mai colta,non entriamo in questi dettagli, non mi rovini Albachiara.

Pomigliani d’ottone e manici nel culo

La storia è ciclica dicono… certe volte forse statica.
Da giorni non si parla d’altro (se si escludono TG1, TG2, T4, Tg5, Studio Aperto, Il Giornale, Libero, il Foglio, Il Secolo d’Italia… e chi più ne ha più ne metta) che della scottante questione dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco. Panda o non Panda questo è il problema… da una parte i diritti dei lavoratori dall’altra i dividendi degli azionisti. Come trentanni fa… questo infatti scriveva il giornalista Mario Melloni (alias Fortebraccio) in un corsivo del 22 gennaio 1982:

Come il giro delle stagioni, immutabile e fatale, così ci appare la vicenda della Fiat. C’è sempre un tempo dell’anno in cui s’alzano alte grida di allarme sulla sorte di questa azienda: gli affari vanno male, le previsioni sonono nere, bisogna ridurre, ridimensionare, restringersi. “Ahimè, che sarà di noi?”, piange l’avvocato Basetta, soprannominato Agnelli. E aggiunge, con voce tenebrosa, che occorrerà ridurre la maestranza, con licenziamenti o cassa integrazione.
Tale è il destino. Poi passano i mesi, finisce l’anno, si compilano i bilanci e Basetta scrive una lettera agli azionisti nella quale annuncia che le cose sono andate bene e, secondo ogni ragionevole previsione, andranno ancor meglio l’anno prossimo. Intanto, dai conti fatti, si può già concludere che anche quest’anno la Fiat chiuderà in attivo e che gli azionisti incasseranno un dividendo almeno non inferiore a quello dell’anno trascorso […]

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Generalizza tu che generalizzo io

È come se io dicessi che tutti i pidiellini sono ladri come Berlusconi, però non lo dico.

Chi non muore si licenzia

Qui non c’erano veline, nonne, book fotografici e collier in oro rosa…

morti_lavoro

by Gianfalco