Happy… sha la la la

“La felicità è una brutta abitudine… come la ricchezza, solo meno remunerativa”

da “L’inutilità del verbo guiderdonare” del filosofo Giovanni Litrone

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Sono una sigaretta

Le “Quattro Nobili Verità” rappresentano il cuore degli insegnamenti del Buddha e sono la base per la pratica e lo studio di una intera vita. Si narra che il Buddha, meditando sotto l’albero della bodhi, le comprese nel momento del proprio risveglio spirituale.
La Samudaya, una delle “Quattro Nobili Verità”, recita:
“La sofferenza esistenziale non è colpa del mondo, né del fato o di una divinità; né avviene per caso. Ha origine dentro di noi”.

ERGO

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I ciechi e l’elefante

RACCONTO ZEN

Al di là di Ghor si estendeva una città i cui abitanti erano tutti ciechi. Un giorno, un re arrivò da quelle parti, accompagnato dalla sua corte e da un intero esercito, e si accamparono nel deserto. Ora, questo monarca possedeva un possente elefante, che utilizzava sia in battaglia sia per accrescere la soggezione della gente.
Il popolo era ansioso di sapere come fosse l’elefante, e alcuni dei membri di quella comunità di ciechi si precipitarono all’impazzata alla sua scoperta.
Non conoscendo ne la forma ne i contorni dell’elefante, cominciarono a tastarlo alla cieca e a raccogliere informazioni toccando alcune sue parti.
Ognuno di loro credette di sapere qualcosa dell’elefante per averne toccato una parte.
Quando tornarono dai loro concittadini, furono presto circondati da avidi gruppi, tutti ansiosi di conoscere la verità.
Posero domande sulla forma e l’apparenza dell’elefante, e ascoltarono tutto ciò che veniva detto loro al riguardo. Alla domanda sulla natura dell’elefante, colui che ne aveva toccato l’orecchio rispose: “Si tratta di una cosa grande, ruvida, larga e lunga, come un tappeto”.
Colui che aveva toccato la proboscide disse: “So io di che si tratta: somiglia a un tubo dritto e vuoto, orribile e distruttivo”.
Colui che ne aveva toccato una zampa disse: “È possente e stabile come un pilastro”.
Ognuno di loro aveva toccato una delle tante parti dell’elefante. Nessuno lo conosceva nella sua totalità: tutti immaginavano qualcosa, ma la conoscenza non appartiene ai ciechi.