Lui, l’altro e di nuovo lui

LUI: Lo vuoi vedere un trucco di magia?
L’ALTRO: Si!
DI NUOVO LUI: Dimmi una cosa importante che poi io me la faccio entrare da un orecchio ed uscire dall’altro.

Rock’n’roll robot

Dopo anni di rullate approssimative su pelli di batterie da robivecchi, pennate rustiche su chitarre polverosamente scordate e un buon centinaio di concerti gustati e/o sopportati, credo di essere riuscito a sviluppare un certo senso critico.

Una cosa è certa: preferisco di gran lunga l’originale corrotto al copia/incolla virtuoso. Quelli che hanno imparato così bene l’assolo di Jimi Hendrix da copiarne pure gli errori finiranno all’inferno nel girone dei fans di Trucebaldazzi.

Volevo rapire il figlio della Robiola Osella

Chi di voi da giovinotto, in un momento di sconforto economico, non ha pensato: “Rapisco il figlio di tizio e svolto di brutto!”.

Io si! Poi l’adolescenza è l’età della minchiata sistematica, della cagata paradossale. Le mie sono raccolte nell’autobiografia di prossima pubblicazione “Negare è meglio che annegare. Quando l’alfa non è privativo ti conviene saper nuotare“, 234 pagine col gin al posto del ghiaccio.

Ma torniamo al “rapimento”… conosco per caso il figlio del Signor Robiola Osella fuori da un pub, ci chiacchiero amabilmente sorseggiando birra belga ma poi, ebbro, finisco per confessargli il piano. Lui sorride, ordina un altro giro di birra, getta la sigaretta e mi dice “Ok, però vitto e alloggio a carico tuo ed 1/3 del riscatto a me”.

“Quasi quasi” dico tra me e me, poi tiro in ballo il carrettino.
“Quale carrettino?” mi chiede il figlio della Robiola Osella sputacchiandomi birra in faccia.
“Il carrettino della pubblicità… quello che il finto tuo nonno usa per portare la finta robiola ai finti clienti”.
“No, il carrettino non si tocca, è un ricordo di famiglia” mi dice.

La trattativa salta all’improvviso, per me il carrettino è una condizione insindacabile. Il figlio della Robiola Osella paga il conto e se ne va.

Non l’ho più rivisto, comunque ho cercato su Google “figlio+robiola+osella+rapimento” ma la ricerca non ha prodotto risultati.

Un movimento in tre mosse

Invita quattro amici al bar e…

  1. riempili di concetti presi a caso dal mazzo
  2. dagli poco tempo per capire
  3. fomentali con slogan da pianerottolo

In un universo parallelo potresti avere ragione

Poi ci sono i Signorini Sicumera, quelli con i quali avrai comunque e sempre torto, indipendentemente dalla ragione. Quelli o li uccidi, o decidi di considerare “la colpa” una sorta di vittoria ai punti.

colpa_sicumera.jpg

Amori impossibili come certi sporchi

Tu sei una paletta concava, io una scopa frusta.
Inutile strisciare l’uno sull’altra, non raccoglieremo una briciola.

Critica della citazion pura

Una volta la citazione era sinonimo di cultura, veniva ripresa dal fondo del cervello, stimolata da una specifica situazione e usata in modo appropriato, era figlia di una “metabolizzazione cerebrale”. Una volta citare voleva dire allegare riferimenti all’interno di un più ampio discorso, un richiamo più o meno esplicito a particolari contenuti allo scopo di approfondire e suffragare le teorie espresse.

Oggi ci sono i motori di ricerca ed il copia/incolla e si riprendono le citazioni senza neanche conoscere il contesto che le ha generate. In verità non si può più neanche parlare di citazione in senso stretto.

Nonostante l’informazione globale, Word ed i software di composizione guidata non si scrive più, si copia/incolla tutto il teorema, precotto… l’unico apporto personale è l’avatar accanto al link. Si condivide, si retwitta, si appiccica senza nemmeno approfondire il contenuto.

Si va su Google, si cerca il titolo che a grandi linee più si avvicina al concetto che vogliamo esprimere ed il gioco è fatto. La comunicazione è diventata un asettico collage di “sentito dire”, una presa di posizioni edulcorata, tanto l’opinione è di qualcun altro e non ne saremo mai direttamente responsabili.

shaun-the-sheep

Papa Buonista

Cari figlioli, tornando a casa, troverete i familiari, gli amici, i partners: date loro una sberla e dite: “Questa è la sberla di chi si è rotto i coglioni di voi che fino a ieri guardavate solo le figure e, nella migliore delle ipotesi, starnutivate dislessici sulla scheda elettorale ed ora vienite a farci la filippica solo perché vi hanno taggato in una foto con su Alessandro Di Battista e una frase che, visto il numero di “mi piace”, pare abbastanza caustica”.

Liberamente tratto da “Il discorso della luna” di Papa Giovanni XXIII.

Problem Solving

problem-solving-2013

Ho lasciato le risposte sul tavolo accanto alla frutta

L’umanità si divide in due macro-categorie:

  • chi fa la domande
  • chi prova a dare delle risposte

Gian Marco Schiaranzani aveva le idee chiarissime, già da prima di venire al mondo.

Voleva nascere Gemelli e si fece concepire in settembre, in una di quelle ultime umidicce serate di baldoria, quelle serate dove un rimasuglio d’afa estiva ti fa dire “Se secca il Melocactus… !?”.
Gian Marco Schiaranzani aveva le idee chiarissime… fin da subito si era messo in testa che la sua missione sarebbe stata quella di dare delle risposte, anche sbagliate, ma comunque delle risposte.

Dispensò risposte fino ai trent’anni… poi cominciò ad affiorare l’incertezza. Col tempo gli interrogativi aumentarono e diminuirono le risposte… un’involuzione inarrestabile fino al 2 Agosto del 2013 quando alla domanda del suo medico curante “Ti senti bene?” al suo posto rispose il 17 verticale “Targa di Novara” con un perentorio “No!”. Quindi spirò.