Aboliamo il lavoro

Tra una quindicina di anni assisteremo ad una puntata de La Gabbia condotta da un Gianluigi Paragone diventato nel mentre filo hippie e trasmessa su una rete televisiva delocalizzata in Bosnia.

Si parlerà di Articolo 18 e di come riformare il mondo del lavoro che da trent’anni è fermo alla questione Articolo 18. Ospiti in studio dipendenti di imprese delocalizzate in Albania e Polonia. Ci sarà sempre Sergio Cofferati, che i suoi anni se li porta comunque bene vista la cospicua pensione da ex sindacalista e da ex tante altre cose.

Si parlerà di quanto sarebbe rischioso abolire l’Articolo 18. Ma alla fine troveranno una soluzione: abolire direttamente il lavoro.

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Oh mamma mia la polizia!

“Ecco il gruppo Coisp che manifesta sotto il mio ufficio”.

Questo scriveva qualche giorno fa su Facebook Patrizia Moretti, la mamma di Federico Aldrovandi, il ragazzo ucciso da 4 agenti di polizia il 25 settembre del 2005.

Ma cos’è il Coisp?
Il CO.I.S.P, Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia. Dicono di loro: “Il COISP è nato per andare controcorrente… Sia di fronte a quei responsabili politici che hanno più volte dimostrato di preferire Forze di polizia militari, sia di fronte alla gente comune, per la quale vogliamo tornare ad essere un riferimento primario“.

Talmente controcorrente che l’altro giorno, al grido di “Poliziotti in carcere, criminali fuori, la legge è uguale per tutti?” hanno inscenato un presidio davanti alla sede del Comune di Ferrara (dove la madre di Aldrovandi lavora) con tanto di bandiere e manifesti di solidarietà per gli agenti condannati per l’omicidio di Federico Aldrovandi.

Talmente controcorrente da affittare un camper per solidarizzare con i colleghi sotto processo.

E solo poche settimane fa un altro sindacato autonomo, il SAP, aveva atteso fuori dal tribunale di Bologna uno dei quattro assassini per festeggiarlo con bandiere, pacche e applausi.

Nel mentre la madre di Federico è stata assolta dal tribunale di Mantova dalle accuse di diffamazione nei confronti della pm Mariaemanuela Guerra (criticata dalla famiglia per non essere andata quel mattino sul posto e non aver dato subito impulso alle indagini).

UPDATE

  • Anonymous blocca il sito del C.O.I.S.P.
  • Stasera sit-in degli amici di Federico.

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Pomigliani d’ottone e manici nel culo

La storia è ciclica dicono… certe volte forse statica.
Da giorni non si parla d’altro (se si escludono TG1, TG2, T4, Tg5, Studio Aperto, Il Giornale, Libero, il Foglio, Il Secolo d’Italia… e chi più ne ha più ne metta) che della scottante questione dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco. Panda o non Panda questo è il problema… da una parte i diritti dei lavoratori dall’altra i dividendi degli azionisti. Come trentanni fa… questo infatti scriveva il giornalista Mario Melloni (alias Fortebraccio) in un corsivo del 22 gennaio 1982:

Come il giro delle stagioni, immutabile e fatale, così ci appare la vicenda della Fiat. C’è sempre un tempo dell’anno in cui s’alzano alte grida di allarme sulla sorte di questa azienda: gli affari vanno male, le previsioni sonono nere, bisogna ridurre, ridimensionare, restringersi. “Ahimè, che sarà di noi?”, piange l’avvocato Basetta, soprannominato Agnelli. E aggiunge, con voce tenebrosa, che occorrerà ridurre la maestranza, con licenziamenti o cassa integrazione.
Tale è il destino. Poi passano i mesi, finisce l’anno, si compilano i bilanci e Basetta scrive una lettera agli azionisti nella quale annuncia che le cose sono andate bene e, secondo ogni ragionevole previsione, andranno ancor meglio l’anno prossimo. Intanto, dai conti fatti, si può già concludere che anche quest’anno la Fiat chiuderà in attivo e che gli azionisti incasseranno un dividendo almeno non inferiore a quello dell’anno trascorso […]

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Chi non muore si licenzia

Qui non c’erano veline, nonne, book fotografici e collier in oro rosa…

morti_lavoro

by Gianfalco

E’ colpa di tutti ma anche di nessuno

Certo che se Tizio boicotta Caio per fare un torto a Sempronio e poi Sempronio boicotta Mevio per fare un torto a Caio, a Filano e Calpurnio non resta che prendere il treno.

Sull’inutilità dei sindacati

7 morti per capire che in Italia i sindacati non esistono!?