Io, Tosca e altre dieci indefinibili persone

A malapena si vedeva il campanile…
Come avrei potuto evitare, in mezzo a tutta quella ottusa nebbia, prima il marciapiede poi la signora Ada e le sue borse della spesa; per quasi mezz’ora raccolsi barattoli di pelati poi pensai a Tosca quindi aiutai la signora Ada a riacquistare colorito, il pallore le confondeva il viso con la nebbia e la nebbia confondeva il paese con il cielo tant’è che il cielo, il paese e la signora Ada parevano un tutt’uno.
Mio padre amava ripetere quanto la nebbia fosse la più onesta e malinconica forma di democrazia “perché scontorna, omogeneizza e cela”.
Nella nebbia ero uno qualunque, mi nascondevo mescolandomi ai muri delle case ed alle saracinesche dei negozi, diventavo vigile, panettiere, prete o prostituta, diventavo un pò tutti ed un pò nessuno, una sorta di globalizzazione fisionomica.
Solo Tosca si conservava, lei e la sua bellezza così schietta da fare quasi rabbia, a lei la nebbia non sbiadiva un contorno, restava così com’era, riconoscibilissima anche in mezzo al banco più fitto.
Forse per questo me ne innamorai, naturalmente, senza rendermene conto, lei contrastata in mezzo alla piazza, io mescolato alla fontana e ad altre dieci indefinibili persone.

Il rifiuto

Se incontro una bella ragazza e la prego: “Sii buona, vieni con me.” e lei mi passa davanti muta, con questo ella vuol dire:
“Tu non sei un duca dal nome alato, non sei un americano tarchiato dalla corporatura indiana, dagli occhi orizzontali, dalla pelle levigata dall’aria delle praterie e dei fiumi che le irrigano, non hai viaggiato verso i grandi laghi e sopra di essi, che si trovano non so dove. Perciò ti prego di dirmi, perché dovrei io, una bella ragazza venire con te?”.
“Tu dimentichi che nel vicolo non ti porta nessuna automobile molleggiante; non vedo i signori in abiti attillati che compongono il tuo seguito, mentre, mormorando benedizioni sopra di te, ti seguono in un semicerchio preciso; il tuo seno è ben raccolto nel tuo corpetto, ma le tue gambe e le tue anche si compensano di quelle austerità; tu indossi un vestito di taffettà pieghettato, come piaceva tanto nell’autunno scorso a noi tutti, eppure tu sorridi, con questa minaccia alla vita indosso, di quando in quando.”
“Si, abbiamo ragione entrambi, e per non rendercene irrefutabilmente conto, è meglio che ciascuno vada a casa solo.” di Franz Kafka