New Ior, New Ior

L’anno scorso lo Stato del Vaticano veniva incluso per la prima volta nella black list (l’elenco dei paesi con particolari regimi fiscali, detti anche paradisi fiscali). Il profondo restyling dell’immagine della Chiesa voluto da Papa Bergoglio (meno sfarzi e più trasparenza) non poteva bypassare l’annosa questione dello Ior.

Per questo motivo è stata istituita una “Commissione sullo Ior” per fare luce all’interno dell’istituto bancario vaticano e portare avanti l’opera di maquillage. Ma come cancellare decenni di ombre e scandali senza palesare decenni di ombre e scandali?

La soluzione è semplice: lo scorporo.
Il nuovo Ior sarà per metà Banca Etica (che gestirà il piccolo/medio credito) e per metà Fondazione (che gestirà gli investimenti più importanti).

La Banca Etica (soggetta ai maggiori controlli) si occuperà dei pezzenti, la Fondazione (per natura giuridica non obbligata alla trasparenza e mai inserita nella Black List anche se costituita in un paradiso fiscale) continuerà a gestire le patate bollenti passate, presenti e future.

Tanto poi c’è la confessione.

I’m Ior

Ne ha parlato e scritto Gianluigi Nuzzi in Vaticano SpA, ora tocca alla magistratura indagare sui movimenti sospetti sui conti dell’Istituto per le Opere Religiose (per gli amici Ior). Ma l’Osservatore Romano si scopre costaricano e scrive:

Lo Ior non può considerarsi una banca nell’accezione corrente, amministra i beni di istituzioni cattoliche a livello internazionale ed, essendo ubicato nello Stato di Città del Vaticano, è al di fuori della giurisdizione delle diverse banche nazionali.

Anche se fiscale è pur sempre un Paradiso