Lo Stroncatore

Se questo è un uomo (Primo Levi)

Troppo scontato. Soprattutto il messaggio che viene troppo spesso passato è che gli ebrei sono stati deportati. E gli italiani normali? Operai normalissimi, che hanno anche fatto la resistenza, e che non vengono mai ricordati. Auschwitz era un campo di smistamento, difficilmente potevi morire lì, mentre molti altri erano i campi di concentramento vero e proprio. Bisogna andare oltre e informarsi sempre di più. (artec)


Una delle tante “recensioni” 2.0 trovate online e raccolte sulle pagine de “Lo Stroncatore“, tumblr italiano dove vengono raggruppati i giudizi letterari più assurdi fra quelli pubblicati sul Web dai lettori (Amazon, Anobii & C.).

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I maroni rotti vanno nell’umido?

“Perchè un fiacco, egoista e ormai sterile settantenne privo di discendenza dovrebbe fare duecento metri in più per gettare il vetro nel contenitore del vetro?”

Questa ed altre 299 domande “green” nel bestseller diversamente ecologico “I maroni rotti vanno nell’umido?” di Luca Biancomonte.

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Vaticano SpA

“Lo Ior ha funzionato come una banca nella banca. Una vera e propria lavanderia nel centro di Roma, utilizzata anche dalla mafia e per spregiudicate avventure politiche. Un paradiso fiscale che non risponde ad alcuna legislazione diversa da quella dello Stato del Vaticano.
Tutto in nome di Dio”.

da “Vaticano SpA” di Gianluigi Nuzzi

Tokyo blues – Norvegian wood

Avevo trentasette anni, ed ero seduto a bordo di un Boeing 747.
Il gigantesco velivolo aveva cominciato la discesa attraverso densi starti di nubi piovose, e dopo poco sarebbe atterrato all’aeroporto di Amburgo. La fredda pioggia di novembre tingeva di scuro la terra trasformando tutta la scena, con i meccanici negli impermeabili, le bandiere issate sugli anonimi edifici dell’aeroporto e l’insegna pubblicitaria della Bmw, in un tetro paesaggio di scuola fiamminga. È proprio vero: sono di nuovo in Germania, pensai.
Quando l’aereo ebbe completato l’atterraggio, la scritta “Vietato fumare” si spense e dagli altoparlanti sul soffitto cominciò a diffondersi una musica in sottofondo. Era Norvegian Wood dei Beatles in una annacquata versione orchestrale. E come sempre mi bastò riconoscere la melodia per sentirmi turbato. Anzi, questa volta ne fui agitato e sconvolto come non mi era mai accaduto.

tratto da “Tokyo blues – Norvegian wood” di Haruki Murakami.