Giorgio Bocca è morto, viva Giorgio Bocca!

Solitamente un’intervista di Giorgio Bocca, icona rossa del giornalismo resistente, diventa testimonianza saggia dell’antiberlusconismo e rimbalza come pallina da flipper di giornale in giornale, di blog in blog, di profilo feisbuc in profilo feisbuc.

Ma se il Giorgione nazionale dice:

  • ci sono delle manifestazioni ridicole.
  • non si può andare avanti per venti pagine con Berlusconi e le amanti di Berlusconi. Le sembra giornalismo? Che me ne frega se a lui piacciono le puttane. Il troppo stroppia (su Repubblica).
  • Appartengo a una generazione di giornalisti che quello che dice Saviano l’ha scritto per anni e nessuno ha mai detto che noi eravamo degli eroi. Facevamo il nostro mestiere. (su Saviano)
  • Sono tutti amici carissimi, ma io ho una concezione molto professionale del giornalismo: ci vuole ordine, chiarezza. Le notizie devono essere ordinate e serie. E invece anche Il Fatto è un giornale disordinato e anche un po’ inattendibile. (su Il Fatto)

allora Bocca non ha detto niente.

Annunci

Dieci, cento, mille Stefano Cucchi

Non sono un “nemico” del potere a priori, né tantomeno un antipulotto per partito preso, ma quando casi come quelli di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi si ripetono nel silenzio e nell’omertà mi sento in dovere di esprimere il mio (personalissimo) disappunto.
Pubblico tre brevi storie di vite spezzate per (sempre  mio modestissimo parere) abuso di potere, quell’abuso che certe leggi favoriscono. Ho la netta sensazione che i test attitudinali ai quali vengono sottoposti i futuri “tutori dell’ordine” non siano altro che uno strumento per misurarne la malleabilità. Non passa il migliore, passa il più plasmabile… con questi risultati.

Giuseppe 23 anni
Pantelleria, 2005
Giuseppe Ales, 23 anni, geometra senza raccomandazioni, incensurato, lavora da manovale per aiutare la famiglia. Nel tempo libero, come metà dei giovani italiani, si fa qualche canna. Dà fastidio l’idea di dare soldi alla criminalità comprando il fumo e lui, come tanti, segue una strada diversa: la marijuana se la coltiva, per uso proprio. Non costa nulla. La semina, un po’ d’acqua, clima adatto, cresce bene. Dopo qualche mese è pronta. All’alba del 20 marzo 2005, uno squadrone di carabinieri armati di mitra gli piomba in casa.
I genitori di Giuseppe sono sotto shock: il padre, anziano agricoltore, è invalido, ha perso una gamba a causa del diabete. I militari trovano alcune piantine di erba, alte poche centimetri. Sequestrate. Il giovane viene ammanettato e portato in caserma. Interrogatorio pressante. Scatta la denuncia penale “per traffico e produzione di stupefacenti”. I carabinieri annunciano a Giuseppe che pochi giorni dopo a Trapani ci sarà il processo per direttissima. Rischia da uno a sei anni di carcere. Nel Frattempo, arresti domiciliari.
Il giorno dopo, Pantelleria è sconvolta: il Giornale di Sicilia ha fatto il paginone. “Scoperto traffico di droga nell’isola, arrestati gli spacciatori”. Gli isolani non credono ai loro occhi. IL grande criminale sarebbe l’incensurato geometra Giuseppe Ales.
La mattina successiva la famiglia del giovane è riunita per la colazione; la madre trattiene a stento le lacrime, il padre è terreo. Manca Giuseppe. “Vado io a chiamarlo”, si offre il fratello più piccolo.
Apre la porta della cameretta del giovane. Giuseppe non è nel suo letto. Penzola dal soffitto, impiccato con una corda al collo.

Aldo, 44 anni
Pietralunga 2007
Aldo Branzino, 44 anni, falegname, moglie e un figlio. Qualche pianta di canapa. Arrestato. Cella di isolamento. Ne esce cadavere: ematomi cerebrali, lesioni al fegato. Indagine penale. L’unica cosa certa è che non è un suicidio. A Perugina nasce il comitato “Verità per Aldo” per scoprire tutta la storia. Ne fanno parte la moglie e il figlio. Lo scorso anno lei muore per una malattia. Il figlio Rudra, 16 anni, resta solo. Processo in corso. Per ora è imputata una guardia penitenziaria.

Stefano, 48 anni
Rovereto, 2009
Stefano Frapponi. Muratore. Artigiano. Incensurato. 48 anni. In bici, viene fermato. Perquisizione a casa, senza avvocato, né testimoni. Secondo i carabinieri, trenta grammi di hashish.
Arrestato. Trovato impiccato nella sua cella. E’ la versione ufficiale. I familiari, l’avvocato e un comitato stanno mettendo in luce diversi aspetti oscuri della sua morte. Se fosse un suicidio, sarebbe, ancora una volta, per modesta quantità.

Storie tratte dall’articolo “Vorreste che vostro figlio facesse la fine di Stefano Cucchi?” di Guido Blumir pubblicato su D – supplemento de “la Repubblica” – del 7 Agosto 2010.

Acqua sulla luna e latte alle ginocchia

Le solite molecole di idrossile, il solito G quantisiamoastogiro, il solito lumacone, la solita querela, i soliti buoni propositi, il solito fuoco di paglia, la solita raccolta firme, le solite piogge intense, la solita controinformazione, i soliti processi infiniti, le solite morti bianche, le solite morti bianche ammantate d’eroico altruismo, le solite minacce, il solito vip che si redime, le solite tette.

Che barba, che noia… che noia, che barba.

Berlusconi, Mauro e Marzullo

Esibendo un’insolita coerenza, il premier Silvio Berlusconi ospite del programma notturno Sottovoce, alla richiesta di Gigi Marzullo “Si faccia una domanda e si dia una risposta” ha ribattuto “Non rispondo a un evasore fiscale“.

Tra moglie e marito non mettere Repubblica

Cara elettrice, amica, donna

  • Se un deputato del PdL ti palpa il sedere la colpa è della signora Veronica.
  • Se un deputato del PdL ti urla “bella gnocca” la colpa è della signora Veronica.
  • Se un deputato del PdL esce a cena con tua figlia dodicenne la colpa è della signora Veronica.

Cara Veroni­ca, la potenza del suo amaro messaggio, scelto sicuramente con dolore e con determi­nazione, ha provocato l’esplosione di una mentalità sopita e mai soppressa. Noi depu­tate avvistiamo in Transatlantico ammic­canti sorrisi maschili ed ascoltiamo com­menti compiaciuti rivolti alla sessualità, grazie a lei invidiata, del nostro Premier. Cara Signora Berlusconi, lei ha sposato un uomo fuori dal comune, che ha sempre avu­to quel carattere che lo contraddistingue e che è parte del suo fascino, come lei stessa ha riconosciuto più volte, e suo marito avrà per lei dei difetti anch’essi fuori dal comu­ne, ma deve riconoscere che ha anche una personalità talmente travolgente da averle fatto dichiarare che difficilmente ne avreb­be fatto a meno.

Melania Rizzoli – deputata Popolo della Libertà

Stigmatizziamo

Il segretario di Stato Tarcisio Bertone non ci sta e bacchetta il quotidiano “La Repubblica” reo di interessarsi troppo ai finanziamenti alla Chiesa. “C’è un quotidiano – borbotta – che ogni settimana deve tirare fuori iniziative di questo genere”.
Intanto, nel libro “Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento”, lo storico Sergio Luzzatto pubblica la testimonianza del dottor Valentini Vista, un farmacista di Foggia, e riapre il ‘giallo’ sulle stigmate di Padre Pio. Dichiara il farmacista “Quando ella (riferendosi ad una devota lei setssa proprietaria di una farmacia) tornò a Foggia mi portò i saluti di Padre Pio e mi chiese a nome di lui e in stretto segreto dell’acido fenico puro dicendomi che serviva per Padre Pio, e mi presentò una bottiglietta della capacità di un cento grammi, bottiglietta datale da Padre Pio stesso, sulla quale era appiccicato un bollino col segno del veleno (cioè il teschietto di morte) e la quale bottiglietta io avrei dovuto riempire di acido fenico puro che, come si sa, è un veleno e brucia e caustica enormemente allorquando lo si adopera integralmente. A tale richiesta io pensai che quell’acido fenico adoperato così puro potesse servire a Padre Pio per procurarsi o irritarsi quelle piaghette alle mani”.
Nel libro sono riportati anche gli appunti inediti dell’allora Pontefice Giovanni XXIII che, a proposito del santo di Pietrelcina, scriveva “Con la grazia del Signore io mi sento calmo e quasi indifferente come innanzi ad una dolorosa e vastissima infatuazione religiosa il cui fenomeno preoccupante si avvia ad una soluzione provvidenziale. Mi dispiace di Padre Pio che ha pur un’anima da salvare, e per cui prego intensamente. L’accaduto, cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona, fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente. Nella calma del mio spirito, io umilmente persisto a ritenere che il Signore faciat cum tentatione provandum, e dall’immenso inganno verrà un insegnamento a chiarezza e a salute di molti”.
Nel mentre “La Stampa” pubblica la notizia della messa all’asta da parte della Coys della Mercedes di Padre Pio.
Un vero e proprio accanimento mediatico.
Consiglio a Tarcisio Bertone ed alla Santa Romana Chiesa un bel silenzio stampa… almeno fino a Natale.