Volevo rapire il figlio della Robiola Osella

Chi di voi da giovinotto, in un momento di sconforto economico, non ha pensato: “Rapisco il figlio di tizio e svolto di brutto!”.

Io si! Poi l’adolescenza è l’età della minchiata sistematica, della cagata paradossale. Le mie sono raccolte nell’autobiografia di prossima pubblicazione “Negare è meglio che annegare. Quando l’alfa non è privativo ti conviene saper nuotare“, 234 pagine col gin al posto del ghiaccio.

Ma torniamo al “rapimento”… conosco per caso il figlio del Signor Robiola Osella fuori da un pub, ci chiacchiero amabilmente sorseggiando birra belga ma poi, ebbro, finisco per confessargli il piano. Lui sorride, ordina un altro giro di birra, getta la sigaretta e mi dice “Ok, però vitto e alloggio a carico tuo ed 1/3 del riscatto a me”.

“Quasi quasi” dico tra me e me, poi tiro in ballo il carrettino.
“Quale carrettino?” mi chiede il figlio della Robiola Osella sputacchiandomi birra in faccia.
“Il carrettino della pubblicità… quello che il finto tuo nonno usa per portare la finta robiola ai finti clienti”.
“No, il carrettino non si tocca, è un ricordo di famiglia” mi dice.

La trattativa salta all’improvviso, per me il carrettino è una condizione insindacabile. Il figlio della Robiola Osella paga il conto e se ne va.

Non l’ho più rivisto, comunque ho cercato su Google “figlio+robiola+osella+rapimento” ma la ricerca non ha prodotto risultati.

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Critica della citazion pura

Una volta la citazione era sinonimo di cultura, veniva ripresa dal fondo del cervello, stimolata da una specifica situazione e usata in modo appropriato, era figlia di una “metabolizzazione cerebrale”. Una volta citare voleva dire allegare riferimenti all’interno di un più ampio discorso, un richiamo più o meno esplicito a particolari contenuti allo scopo di approfondire e suffragare le teorie espresse.

Oggi ci sono i motori di ricerca ed il copia/incolla e si riprendono le citazioni senza neanche conoscere il contesto che le ha generate. In verità non si può più neanche parlare di citazione in senso stretto.

Nonostante l’informazione globale, Word ed i software di composizione guidata non si scrive più, si copia/incolla tutto il teorema, precotto… l’unico apporto personale è l’avatar accanto al link. Si condivide, si retwitta, si appiccica senza nemmeno approfondire il contenuto.

Si va su Google, si cerca il titolo che a grandi linee più si avvicina al concetto che vogliamo esprimere ed il gioco è fatto. La comunicazione è diventata un asettico collage di “sentito dire”, una presa di posizioni edulcorata, tanto l’opinione è di qualcun altro e non ne saremo mai direttamente responsabili.

shaun-the-sheep

Google 2001

Quando Bin Laden era solo un milionario saudita

con l’hobby del terrorismo.

Blog d’essai

Ora anche Mr. Google ha un blog.

Ecocho – il motore di ricerca ecologico

E’ stato lanciato qualche ora fa in Australia (e in altri 14 Paesi tra cui l’Italia) il primo motore di ricerca ecologico. Si chiama Ecocho e lo slogan è “You search. We grow trees“.
Assicura il fondatore del nuovo motore di ricerca, Tim MacdonaldOgni mille ricerche effettuate attraverso il nostro sito pianteremo due alberi”. (Fonte Ex Gruppo Parlamentare dei Verdi Il Sole che Ride)

Antonio Meucci Day

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Antonio Meucci (Firenze, 13 aprile 1808 – Staten Island, 18 ottobre 1889).
Anche qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui e qui.

PS: e Google prova a farsi perdonare.

Chi ha inventato il telefono?

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Per Google Alexander Graham Bell, per il Congresso degli Stati Uniti e buona parte del mondo Antonio Meucci. Tanto domani è un altro giorno…

Do ut des

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by Marchètting