Papa Buonista

Cari figlioli, tornando a casa, troverete i familiari, gli amici, i partners: date loro una sberla e dite: “Questa è la sberla di chi si è rotto i coglioni di voi che fino a ieri guardavate solo le figure e, nella migliore delle ipotesi, starnutivate dislessici sulla scheda elettorale ed ora vienite a farci la filippica solo perché vi hanno taggato in una foto con su Alessandro Di Battista e una frase che, visto il numero di “mi piace”, pare abbastanza caustica”.

Liberamente tratto da “Il discorso della luna” di Papa Giovanni XXIII.

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Stigmatizziamo

Il segretario di Stato Tarcisio Bertone non ci sta e bacchetta il quotidiano “La Repubblica” reo di interessarsi troppo ai finanziamenti alla Chiesa. “C’è un quotidiano – borbotta – che ogni settimana deve tirare fuori iniziative di questo genere”.
Intanto, nel libro “Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento”, lo storico Sergio Luzzatto pubblica la testimonianza del dottor Valentini Vista, un farmacista di Foggia, e riapre il ‘giallo’ sulle stigmate di Padre Pio. Dichiara il farmacista “Quando ella (riferendosi ad una devota lei setssa proprietaria di una farmacia) tornò a Foggia mi portò i saluti di Padre Pio e mi chiese a nome di lui e in stretto segreto dell’acido fenico puro dicendomi che serviva per Padre Pio, e mi presentò una bottiglietta della capacità di un cento grammi, bottiglietta datale da Padre Pio stesso, sulla quale era appiccicato un bollino col segno del veleno (cioè il teschietto di morte) e la quale bottiglietta io avrei dovuto riempire di acido fenico puro che, come si sa, è un veleno e brucia e caustica enormemente allorquando lo si adopera integralmente. A tale richiesta io pensai che quell’acido fenico adoperato così puro potesse servire a Padre Pio per procurarsi o irritarsi quelle piaghette alle mani”.
Nel libro sono riportati anche gli appunti inediti dell’allora Pontefice Giovanni XXIII che, a proposito del santo di Pietrelcina, scriveva “Con la grazia del Signore io mi sento calmo e quasi indifferente come innanzi ad una dolorosa e vastissima infatuazione religiosa il cui fenomeno preoccupante si avvia ad una soluzione provvidenziale. Mi dispiace di Padre Pio che ha pur un’anima da salvare, e per cui prego intensamente. L’accaduto, cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona, fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente. Nella calma del mio spirito, io umilmente persisto a ritenere che il Signore faciat cum tentatione provandum, e dall’immenso inganno verrà un insegnamento a chiarezza e a salute di molti”.
Nel mentre “La Stampa” pubblica la notizia della messa all’asta da parte della Coys della Mercedes di Padre Pio.
Un vero e proprio accanimento mediatico.
Consiglio a Tarcisio Bertone ed alla Santa Romana Chiesa un bel silenzio stampa… almeno fino a Natale.