Siamo quelli del “era una brava persona”

Siamo italiani… opportunisti, saccenti e menefreghisti.
Funeralizziamo e poi dimentichiamo… a volte funeralizziamo senza manco rammentare, ma poco importa. Siamo italiani ed è già tanto ricordarsi che il 25 Aprile non è Pasqua.

Per esempio: qualcuno rimembra la storia di Ilaria Alpi?

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Come scrivere di un suicidio

Linee guida che i giornali dovrebbero rispettare, ma che nel caso della morte di Robin Williams sono state spesso ignorate.

Come ha spiegato Mary Hamilton, giornalista dell’edizione australiana del Guardian, nel giornalismo esistono linee guida piuttosto chiare che indicano come parlare e raccontare un suicidio. Una sintesi efficace di queste regole è stata fatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha pubblicato un rapporto intitolato: «Prevenire il suicidio. Una risorsa per i professionisti dei media». Per esempio, quando si scrive di suicidio è necessario pensare all’impatto che quell’articolo può avere sui lettori: può essere quindi utile fornire indicazioni o numeri di telefono da contattare in caso di emergenze (l’ha fatto il Guardian per esempio, che alla fine dell’articolo sulla notizia della morte di Robin Williams ha messo i numeri di telefono da contattare dei centri di prevenzione del suicidio negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia). Inoltre è raccomandato evitare di raccontare il suicidio nei dettagli, omettendo per esempio le modalità con cui quella persona si è uccisa.

Il motivo è che i lettori più vulnerabili potrebbero “imitare” il comportamento suicida riportato dal giornale, specie se la copertura che viene data dell’evento è molto ampia e usa toni sensazionalistici. Come ha specificato Hamilton, non si tratta di un’ipotesi di scuola: negli ultimi anni sono stati condotti centinaia di studi sul cosiddetto “suicidio per emulazione”, che hanno dimostrato che una particolare copertura dei media sulla morte di una persona può effettivamente incoraggiare altre persone considerate “vulnerabili” a uccidersi nella stessa maniera.

leggi l’articolo completo su Il Post

Giorgio Bocca è morto, viva Giorgio Bocca!

Solitamente un’intervista di Giorgio Bocca, icona rossa del giornalismo resistente, diventa testimonianza saggia dell’antiberlusconismo e rimbalza come pallina da flipper di giornale in giornale, di blog in blog, di profilo feisbuc in profilo feisbuc.

Ma se il Giorgione nazionale dice:

  • ci sono delle manifestazioni ridicole.
  • non si può andare avanti per venti pagine con Berlusconi e le amanti di Berlusconi. Le sembra giornalismo? Che me ne frega se a lui piacciono le puttane. Il troppo stroppia (su Repubblica).
  • Appartengo a una generazione di giornalisti che quello che dice Saviano l’ha scritto per anni e nessuno ha mai detto che noi eravamo degli eroi. Facevamo il nostro mestiere. (su Saviano)
  • Sono tutti amici carissimi, ma io ho una concezione molto professionale del giornalismo: ci vuole ordine, chiarezza. Le notizie devono essere ordinate e serie. E invece anche Il Fatto è un giornale disordinato e anche un po’ inattendibile. (su Il Fatto)

allora Bocca non ha detto niente.

Legge bavaglino

Proposta, modificata, sforbiciata ed edulcorata (tanto per non fare un torto a nessuno… da buoni italiani) la “Legge Bavaglio” si appresta ad essere approvata con buona pace del PresDelCons che dichiara: “Con le modifiche di oggi la legge sulle intercettazioni lascerà pressappoco la situazione come è adesso, e cioè non lascerà gli italiani parlare liberamente al telefono e l’Italia non sarà un Paese davvero civile”.

Resta aperta l’annosa questione Comma 29 (sui blog e derivati) che Vittorio Pasteris spiega bene in questo post (via Valigia Blu).

Vaffa Day e Liberazione

Il Blog di Beppe Grillo - V-Day

La scelta di organizzare il Vaffa 2 Day sulla libera informazione in un libero Stato in concomitanza con l’anniversario della Liberazione mi lascia perplesso. Qualsiasi altra iniziativa sarebbe stata accusata di strumentalizzazione…
non il Vaffa Day… non Beppe Grillo.
Ed il 27 è pure una domenica.