Come scrivere di un suicidio

Linee guida che i giornali dovrebbero rispettare, ma che nel caso della morte di Robin Williams sono state spesso ignorate.

Come ha spiegato Mary Hamilton, giornalista dell’edizione australiana del Guardian, nel giornalismo esistono linee guida piuttosto chiare che indicano come parlare e raccontare un suicidio. Una sintesi efficace di queste regole è stata fatta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha pubblicato un rapporto intitolato: «Prevenire il suicidio. Una risorsa per i professionisti dei media». Per esempio, quando si scrive di suicidio è necessario pensare all’impatto che quell’articolo può avere sui lettori: può essere quindi utile fornire indicazioni o numeri di telefono da contattare in caso di emergenze (l’ha fatto il Guardian per esempio, che alla fine dell’articolo sulla notizia della morte di Robin Williams ha messo i numeri di telefono da contattare dei centri di prevenzione del suicidio negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Australia). Inoltre è raccomandato evitare di raccontare il suicidio nei dettagli, omettendo per esempio le modalità con cui quella persona si è uccisa.

Il motivo è che i lettori più vulnerabili potrebbero “imitare” il comportamento suicida riportato dal giornale, specie se la copertura che viene data dell’evento è molto ampia e usa toni sensazionalistici. Come ha specificato Hamilton, non si tratta di un’ipotesi di scuola: negli ultimi anni sono stati condotti centinaia di studi sul cosiddetto “suicidio per emulazione”, che hanno dimostrato che una particolare copertura dei media sulla morte di una persona può effettivamente incoraggiare altre persone considerate “vulnerabili” a uccidersi nella stessa maniera.

leggi l’articolo completo su Il Post

Annunci

Bass… Pelat… Brut…

C’è chi ha il premier nobel e chi ha il no-bel premier.

obama-berlusconi-process-progress

Italian defender

Aiutate il Presidente del Consiglio a difendere il paese dalle false notizie diffuse dalla stampa internazionale…

italian defender

Beppe Grillo = Silvio Berlusconi

Beppe Grillo viene contestato, minimizza, accusa la stampa di regime, poi pubblica un video casareccio nel quale viene osannato dalla folla che lo saluta agitando mouse wireless.

Un pò come fa Berlusconi.

Silvio Berlusconi ha solo 50 anni

Allora aveva ragione Umberto Scapagnini, Silvio Berlusconi non è così vecchio come vorrebbero farci credere certi giornali comunisti!

Di Casta in Casta

la-casta-politici-e-giornali.jpg

Dopo il successo de “La Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili” di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, spietato affresco della classe politica italica e dei suoi ingiustificati privilegi, ecco “La Casta dei Giornali. Così l’editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici” di Beppe Lopez (edito da Stampa Alternativa – Eri Rai). L’inchiesta di Lopez fa luce sull’incredibile flusso di danaro pubblico (700 milioni di euro all’anno) che finisce sotto forma di contributi diretti o indiretti, attraverso una stratificazione di norme clientelari, raggiri e vere e proprie truffe, nelle casse di grandi gruppi editoriali, organi di partito, cooperative, giornali e giornaletti, agenzie e radio e Tv locali, ma anche di finti giornali di partito, di giornali di finti “movimenti” e di cooperative fasulle. Rimpolpando gli utili degli azionisti di grandi testate in attivo. Alimentando sottogoverno e clientele. E consentendo illecite rendite e privilegi mediatici a un esercito di “amici degli amici”. Di destra, di sinistra e di centro.
“Nel maggio del 2007 Sky TV ha fatto domanda per ottenere i rimborsi per i costi di spedizione di Sky Magazine, la rivista con i programmi del mese inviata dall’azienda del supermiliardario Murdoch ai propri abbonati. E Palazzo Chigi confermò: in base alla normativa vigente, le spettano in effetti 25 milioni di euro l’anno di contributi pubblici.
L’Unità produce ogni notte 16 mila copie di scarto per consentire alla Nuova Iniziativa Editoriale Spa d’incassare dallo Stato, solo con esse, 250 mila euro annui di contributi che concorrono a quelli che complessivamente le spettano (6,5 milioni di euro) per il fatto di stamparne ogni notte 120 mila, anche se potrebbe mandarne in edicola solo 80 mila, visto che se ne vendono meno di 60 mila. Una resa del 50% delle copie non si era mai vista prima dell’avvento delle provvidenze per l’editoria.
Europa, il quotidiano della Margherita, notoriamente vende sotto le 5 mila copie, diciamo molto sotto. Eppure, per incassare più di 3 milioni di euro l’anno in pubblici contributi , la sua amministrazione deve farne stampare 30 mila copie. Sapendo perfettamente che fine faranno: al macero.”

Per non parlare dei contributi a Il Campanile, al Giornale, a Repubblica, al Riformista, a Libero, alla Mondatori eccetera, eccetera, eccetera.
Un bel libro che, come osserva l’amico Ed, difficilmente vedremo recensito e celebrato su riviste e giornalini nostrani.
Vediamo di promuoverlo noi, nel nostro piccolo…