Ad uccidere Stefano #sonoStatoio

L’animazione di Makkox dedicata alla sentenza d’appello sul caso Stefano Cucchi andata in onda durante la puntata di Gazebo di domenica 2 novembre 2014.

Stefano Cucchi - Makkox

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Di chi è il mio corpo quando è dello Stato

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Da Piovono Rane

La vera domanda che dobbiamo porci questa mattina non è se i tre agenti di custodia in questione andavano condannati o meno, se le botte prese da Cucchi sono state concause decisive o meno della sua morte.

La vera domanda è: chi è responsabile del mio corpo quando questo viene preso in consegna dallo Stato?

Perché se lo Stato (in certi casi stabiliti dalla legge) ha il diritto di appropriarsi del mio corpo, in quei casi ha anche il dovere di garantirne l’incolumità, finché questo è nelle sue mani.

E’ tutto qui: e l’elenco di persone i cui corpi entrano vivi ed escono morti dal controllo dello Stato, purtroppo, in Italia è molto lungo.

Uno Stato civile, questa mattina, farebbe un decreto legge per identificare obbligatoriamente una figura di responsabile e garante di chiunque si trovi in stato di fermo o di arresto, o semplicemente in carcere. Ogni cittadina o cittadino ha infatti il diritto civile di sapere chi è il responsabile del suo corpo quando questo è trattenuto dallo Stato.

Sarebbe, credo, anche il modo migliore per dare un senso alla morte di Stefano Cucchi.

Perchè Sanremo è Sanremo

Siamo a 171 ma mancano ancora due giorni alla fine del 2010. 171 detenuti morti, 65 suicidi. Ma Fernando Paniccia è sicuramente una delle vittime più fortunate, Fernando è morto a Sanremo, la città del Festival della Canzone Italiana, mica pizza e fichi. Fernando Paniccia aveva ventisette anni, era obeso, epilettico, mentalmente ritardato e semiparalizzato… un invalido al 100% che nella sua lunga “carriera delinquenziale” aveva rubato tre palloni di cuoio, un mazzo di rose e qualche rivista di decoupage. Avrebbe finito di scontare la sua pena il 31 dicembre del 2011 ma vuoi mettere morire a Sanremo!

PS: mi ha chiamato il sindaco Zoccarato che mi prega di ricordare che a Sanremo non c’è solo il Festival… ci sono anche i fiori, il mare ed un clima invidiabile.

Daniele Franceschi

Dopo mesi il corpo di Daniele Franceschi, il ragazzo morto nel carcere francese di Grasse per cause ancora da accertare, è finalmente arrivato in Italia per essere sottoposto ad ulteriori esami.

Il corpo del giovane “è stato restituito eviscerato”, il medico legale incaricato dalla famiglia Franceschi di compiere una nuova autopsia è solo riuscito a risalire agli ingredienti del ripieno… pane, carne trita ed erbette provenzali.

Dieci, cento, mille Stefano Cucchi

Non sono un “nemico” del potere a priori, né tantomeno un antipulotto per partito preso, ma quando casi come quelli di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi si ripetono nel silenzio e nell’omertà mi sento in dovere di esprimere il mio (personalissimo) disappunto.
Pubblico tre brevi storie di vite spezzate per (sempre  mio modestissimo parere) abuso di potere, quell’abuso che certe leggi favoriscono. Ho la netta sensazione che i test attitudinali ai quali vengono sottoposti i futuri “tutori dell’ordine” non siano altro che uno strumento per misurarne la malleabilità. Non passa il migliore, passa il più plasmabile… con questi risultati.

Giuseppe 23 anni
Pantelleria, 2005
Giuseppe Ales, 23 anni, geometra senza raccomandazioni, incensurato, lavora da manovale per aiutare la famiglia. Nel tempo libero, come metà dei giovani italiani, si fa qualche canna. Dà fastidio l’idea di dare soldi alla criminalità comprando il fumo e lui, come tanti, segue una strada diversa: la marijuana se la coltiva, per uso proprio. Non costa nulla. La semina, un po’ d’acqua, clima adatto, cresce bene. Dopo qualche mese è pronta. All’alba del 20 marzo 2005, uno squadrone di carabinieri armati di mitra gli piomba in casa.
I genitori di Giuseppe sono sotto shock: il padre, anziano agricoltore, è invalido, ha perso una gamba a causa del diabete. I militari trovano alcune piantine di erba, alte poche centimetri. Sequestrate. Il giovane viene ammanettato e portato in caserma. Interrogatorio pressante. Scatta la denuncia penale “per traffico e produzione di stupefacenti”. I carabinieri annunciano a Giuseppe che pochi giorni dopo a Trapani ci sarà il processo per direttissima. Rischia da uno a sei anni di carcere. Nel Frattempo, arresti domiciliari.
Il giorno dopo, Pantelleria è sconvolta: il Giornale di Sicilia ha fatto il paginone. “Scoperto traffico di droga nell’isola, arrestati gli spacciatori”. Gli isolani non credono ai loro occhi. IL grande criminale sarebbe l’incensurato geometra Giuseppe Ales.
La mattina successiva la famiglia del giovane è riunita per la colazione; la madre trattiene a stento le lacrime, il padre è terreo. Manca Giuseppe. “Vado io a chiamarlo”, si offre il fratello più piccolo.
Apre la porta della cameretta del giovane. Giuseppe non è nel suo letto. Penzola dal soffitto, impiccato con una corda al collo.

Aldo, 44 anni
Pietralunga 2007
Aldo Branzino, 44 anni, falegname, moglie e un figlio. Qualche pianta di canapa. Arrestato. Cella di isolamento. Ne esce cadavere: ematomi cerebrali, lesioni al fegato. Indagine penale. L’unica cosa certa è che non è un suicidio. A Perugina nasce il comitato “Verità per Aldo” per scoprire tutta la storia. Ne fanno parte la moglie e il figlio. Lo scorso anno lei muore per una malattia. Il figlio Rudra, 16 anni, resta solo. Processo in corso. Per ora è imputata una guardia penitenziaria.

Stefano, 48 anni
Rovereto, 2009
Stefano Frapponi. Muratore. Artigiano. Incensurato. 48 anni. In bici, viene fermato. Perquisizione a casa, senza avvocato, né testimoni. Secondo i carabinieri, trenta grammi di hashish.
Arrestato. Trovato impiccato nella sua cella. E’ la versione ufficiale. I familiari, l’avvocato e un comitato stanno mettendo in luce diversi aspetti oscuri della sua morte. Se fosse un suicidio, sarebbe, ancora una volta, per modesta quantità.

Storie tratte dall’articolo “Vorreste che vostro figlio facesse la fine di Stefano Cucchi?” di Guido Blumir pubblicato su D – supplemento de “la Repubblica” – del 7 Agosto 2010.

Stefano Cucchi

Il IV Novembre festeggerete anche questo

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… e questi.

Emmanuel il negro

A Emmanuel in fondo è andata bene…

a Federico, Gabriele e Riccardo no.