Pomigliani d’ottone e manici nel culo

La storia è ciclica dicono… certe volte forse statica.
Da giorni non si parla d’altro (se si escludono TG1, TG2, T4, Tg5, Studio Aperto, Il Giornale, Libero, il Foglio, Il Secolo d’Italia… e chi più ne ha più ne metta) che della scottante questione dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco. Panda o non Panda questo è il problema… da una parte i diritti dei lavoratori dall’altra i dividendi degli azionisti. Come trentanni fa… questo infatti scriveva il giornalista Mario Melloni (alias Fortebraccio) in un corsivo del 22 gennaio 1982:

Come il giro delle stagioni, immutabile e fatale, così ci appare la vicenda della Fiat. C’è sempre un tempo dell’anno in cui s’alzano alte grida di allarme sulla sorte di questa azienda: gli affari vanno male, le previsioni sonono nere, bisogna ridurre, ridimensionare, restringersi. “Ahimè, che sarà di noi?”, piange l’avvocato Basetta, soprannominato Agnelli. E aggiunge, con voce tenebrosa, che occorrerà ridurre la maestranza, con licenziamenti o cassa integrazione.
Tale è il destino. Poi passano i mesi, finisce l’anno, si compilano i bilanci e Basetta scrive una lettera agli azionisti nella quale annuncia che le cose sono andate bene e, secondo ogni ragionevole previsione, andranno ancor meglio l’anno prossimo. Intanto, dai conti fatti, si può già concludere che anche quest’anno la Fiat chiuderà in attivo e che gli azionisti incasseranno un dividendo almeno non inferiore a quello dell’anno trascorso […]

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Il presidente spazzino

Mettetegli una scopa in culo così vi ramazza la stanza.