Volevo rapire il figlio della Robiola Osella

Chi di voi da giovinotto, in un momento di sconforto economico, non ha pensato: “Rapisco il figlio di tizio e svolto di brutto!”.

Io si! Poi l’adolescenza è l’età della minchiata sistematica, della cagata paradossale. Le mie sono raccolte nell’autobiografia di prossima pubblicazione “Negare è meglio che annegare. Quando l’alfa non è privativo ti conviene saper nuotare“, 234 pagine col gin al posto del ghiaccio.

Ma torniamo al “rapimento”… conosco per caso il figlio del Signor Robiola Osella fuori da un pub, ci chiacchiero amabilmente sorseggiando birra belga ma poi, ebbro, finisco per confessargli il piano. Lui sorride, ordina un altro giro di birra, getta la sigaretta e mi dice “Ok, però vitto e alloggio a carico tuo ed 1/3 del riscatto a me”.

“Quasi quasi” dico tra me e me, poi tiro in ballo il carrettino.
“Quale carrettino?” mi chiede il figlio della Robiola Osella sputacchiandomi birra in faccia.
“Il carrettino della pubblicità… quello che il finto tuo nonno usa per portare la finta robiola ai finti clienti”.
“No, il carrettino non si tocca, è un ricordo di famiglia” mi dice.

La trattativa salta all’improvviso, per me il carrettino è una condizione insindacabile. Il figlio della Robiola Osella paga il conto e se ne va.

Non l’ho più rivisto, comunque ho cercato su Google “figlio+robiola+osella+rapimento” ma la ricerca non ha prodotto risultati.

Utepils

Utepils (norvegese): stare all’aperto in una giornata di sole bevendo una birra. (pronuncia: OOH-ta-pils)

Utepils

La designer neozelandese Anjana Iyer cerca di spiegare il significato di quelle parole che non hanno una traduzione nelle altre lingue attraverso delle illustrazioni. [Continua]

Io chi?

Chi sono io?
sono un ego in un pagliaio
sono uno straccio unto d’ansia
sono il migrare breve di una pulce
sono un sordo rumore per vecchi ciechi collerici.

Chi sono io?
sono il giallo sul dito medio
sono un incubo in un tuo cassetto
sono il fracasso in un parcheggio vuoto
sono una birra finita e una bottiglieria chiusa.

Tratta dalla raccolta di poesie “Il metodo random e la poesia pseudo-casuale” del matematico Alfredo Cicoria.

Carta canta

Nella confusione devo aver perso la mia regina di cuori.

La matematica non è un’opinione

Tutto sommato UNO.

There is always somebody to bury you

Il bello della vita è che oggi ci sei e domani pure ma puoi dormire fino alle dieci/dieci e mezza.

Autostima sotto zero

Ed io che pensavo di eccellere almeno in qualcosa!

Oro, incenso e birra

Papale papale…

Le cose che mi piacciono

L’amico Unpercento mi ha passato un meme easy: “elencare le sei cose che ti piacciono”, questa l’obiettivo. Un meme bucolico che mi ricorda per certi versi il libro di Philippe Delerm “La prima sorsata di birra”.
Ecco le sei che mi piacciono:

  1. Partire (a prescindere dalla destinazione);
  2. Bere una birra fresca:
  3. Scaldare al microonde una porzione di lasagne in scatola;
  4. Montare la batteria prima di un concerto;
  5. Aprire un libro nuovo;
  6. Svegliarmi nel cuore della notte e scoprire di avere ancora qualche ora di sonno.

Le regole sono queste:

  • Indicare il blog che vi ha nominato e linkarlo;
  • Inserire le regole di svolgimento;
  • Scrivere sei cose che vi piace fare
  • Nominare altre sei persone affinché proseguano il meme;
  • Lasciare un commento sul blog dei sei prescelti amici memati.

E le “vittime” sono:

La bellezza è soggettiva e non regge l’alcool

Una modesta quantità di alcool fa sembrare le persone il 25% più belle rispetto a un’analoga valutazione da sobri.
Lo avevano scoperto nel lontano 2003 alcuni psicologi scozzesi che per l’occasione avevano anche modificato il classico detto “Beauty is in the eye of the beholder” (in italiano “La bellezza è negli occhi di chi guarda”) sostituendo alla parola “beholder” il termine “beer holder” (“possessore di birra”).
Io l’ho scoperto solo oggi leggendo questo articolo.
Non si finisce mai di imparare!