Alejandro Jodorowsky

Poco a poco stai entrando nella mia assenza
goccia a goccia riempiendo la mia coppa vuota
là dove sono ombra non smetti di apparire
perchè soltanto in te le cose si fanno reali
allontani l’assurdo e mi dai un senso
ciò che ricordo di me è quello che sei
giungo alle tue sponde come un mare invisibile

Alejandro Jodorowsky – “Solo De Amor – poesie”

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Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

L’idea malsana mi è venuta leggendo, o meglio, commentando questo post di Ideateatro. Perchè non provare a musicare una poesia.
Non con un “abulico” tappeto musicale o un estraneo sottofondo.
Perchè non prendere una poesia e cucirle addosso una musica.
Allora sono andato su E-mule ed ho scaricato il file audio (mp3) di una poesia di Cesare Pavese “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” recitata da un certo Vittorio Gassman.
Poi ho “lanciato” Music Maker e questo è il risultato:

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

Shit happening

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Che il gabinetto sia un luogo di meditazione è un dato di fatto.
Il gabinetto ispira, rilassa, stimola, suggerisce. Al gabinetto l’uomo libera nel contempo il corpo e la mente.
Ma per il poeta valenciano José Juan il gabinetto è qualcosa di più.
Dall’Aprile di quest’anno José ha trasformato le pareti e le porte dei bagni pubblici della sua città in pagine sulle quali scrivere i propri versi: “E’ un progetto libero – spiega – scrivo nel bagno per liberarmi di quello che sento, così come la gente va al bagno per liberarsi degli scarti della digestione”.
Jose Juan non scrive in tutti i bagni pubblici ma “solo in quelli nei quali intuisce che i potenziali lettori potrebbero identificarsi nei suoi versi”.
Un vate(r) della poesia quindi.

Ah – Charles Bukowski

Non finirà mai, non ci saranno
soccorsi né pietà né cose vive,
andrà tutto avanti, inutilmente, percorso
di menzogne e vecchie abitudini,
continuerà così, vita di un corpo
senza testa, rifacendo sempre lo stesso
cammino, ripetendo gli stessi trucchi,
sognando sogni già sognati,
come in una montagna deserta,
e nonostante miliardi di esseri
non ci sarà un solo vero uomo,
soltanto eterni rifiuti, e saranno veri
soltanto gli animali, soli depositari
di grazia e puro spirito,
saranno loro gli ultimi, gli autentici,
gli onesti, brace e significato
profondo, il lupo avrà cuore
e la pantera polmoni
e l’aquila occhi, e l’ultima
guerra sarà un uomo seduto su una
sedia, che se la ride di
tutto quanto.

 

da “La Canzone dei folli” – Traduzione di E. Franceschini

Ora che sale il giorno – Quasimodo

Finita è la notte e la luna
si scioglie lenta nel sereno,
tramonta nei canali.

E’ così vivo settembre in questa terra
di pianura, i prati sono verdi
come nelle valli del sud a primavera.
Ho lasciato i compagni,
ho nascosto il cuore dentro le vecchie mura,
per restare solo a ricordarti.

Come sei più lontana della luna,
ora che sale il giorno
e sulle pietre batte il piede dei cavalli!

 

da “Salvatore Quasimodo – Tutte le poesie”

Sonetto XVII – Pablo Neruda

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.
T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

Pablo NerudaCento sonetti d’amore (1960)