Incipit – Lucertola

In queste pagine la chiamerò Lucertola.
Non per il piccolo tatuaggio a forma di lucertola che ha all’interno della coscia.
Ha occhi neri e tondi. Occhi da rettile, impenetrabili.
Fisicamente è minuta, ed è fredda in ogni parte del corpo. È sempre così fredda che vorrei avere mani abbastanza grandi per avvolgerla tutta. Non sarebbe come tenere tra le mani un uccellino o un coniglietto. La sentirei strisciare lungo il palmo con i suoi piedi appuntiti un po’ alieni facendomi il solletico, e se provassi a guardare vedrei guizzare una piccola lingua rossa e nei suoi occhi simili a biglie di vetro ci sarebbe riflesso il mio viso triste che sembra chiedere qualcosa da amare.
Mi dà la sensazione di una creatura così.

tratto da “Lucertola”  (Tokage, 1993) di Banana Yoshimoto

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Nell’imminenza di un sabato sera

Ognuno ha a sua disposizione solo un tot
di serate
e ogni serata sprecata è
una grave violazione
al corso naturale
dell’unica vita
che possiedi.

da “Si prega di allegare 10 dollari per ogni poesia inviata
Charles Bukowski

Happy… sha la la la

“La felicità è una brutta abitudine… come la ricchezza, solo meno remunerativa”

da “L’inutilità del verbo guiderdonare” del filosofo Giovanni Litrone

Le cose che mi piacciono

L’amico Unpercento mi ha passato un meme easy: “elencare le sei cose che ti piacciono”, questa l’obiettivo. Un meme bucolico che mi ricorda per certi versi il libro di Philippe Delerm “La prima sorsata di birra”.
Ecco le sei che mi piacciono:

  1. Partire (a prescindere dalla destinazione);
  2. Bere una birra fresca:
  3. Scaldare al microonde una porzione di lasagne in scatola;
  4. Montare la batteria prima di un concerto;
  5. Aprire un libro nuovo;
  6. Svegliarmi nel cuore della notte e scoprire di avere ancora qualche ora di sonno.

Le regole sono queste:

  • Indicare il blog che vi ha nominato e linkarlo;
  • Inserire le regole di svolgimento;
  • Scrivere sei cose che vi piace fare
  • Nominare altre sei persone affinché proseguano il meme;
  • Lasciare un commento sul blog dei sei prescelti amici memati.

E le “vittime” sono:

Spock, teletrasporto una cippa!

Nel suo ultimo libro “Teletrasporto. Il salto impossibile“, David Darling sbugiarda il Capitano Kirk e compagnia cantante.

Di Casta in Casta

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Dopo il successo de “La Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili” di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, spietato affresco della classe politica italica e dei suoi ingiustificati privilegi, ecco “La Casta dei Giornali. Così l’editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici” di Beppe Lopez (edito da Stampa Alternativa – Eri Rai). L’inchiesta di Lopez fa luce sull’incredibile flusso di danaro pubblico (700 milioni di euro all’anno) che finisce sotto forma di contributi diretti o indiretti, attraverso una stratificazione di norme clientelari, raggiri e vere e proprie truffe, nelle casse di grandi gruppi editoriali, organi di partito, cooperative, giornali e giornaletti, agenzie e radio e Tv locali, ma anche di finti giornali di partito, di giornali di finti “movimenti” e di cooperative fasulle. Rimpolpando gli utili degli azionisti di grandi testate in attivo. Alimentando sottogoverno e clientele. E consentendo illecite rendite e privilegi mediatici a un esercito di “amici degli amici”. Di destra, di sinistra e di centro.
“Nel maggio del 2007 Sky TV ha fatto domanda per ottenere i rimborsi per i costi di spedizione di Sky Magazine, la rivista con i programmi del mese inviata dall’azienda del supermiliardario Murdoch ai propri abbonati. E Palazzo Chigi confermò: in base alla normativa vigente, le spettano in effetti 25 milioni di euro l’anno di contributi pubblici.
L’Unità produce ogni notte 16 mila copie di scarto per consentire alla Nuova Iniziativa Editoriale Spa d’incassare dallo Stato, solo con esse, 250 mila euro annui di contributi che concorrono a quelli che complessivamente le spettano (6,5 milioni di euro) per il fatto di stamparne ogni notte 120 mila, anche se potrebbe mandarne in edicola solo 80 mila, visto che se ne vendono meno di 60 mila. Una resa del 50% delle copie non si era mai vista prima dell’avvento delle provvidenze per l’editoria.
Europa, il quotidiano della Margherita, notoriamente vende sotto le 5 mila copie, diciamo molto sotto. Eppure, per incassare più di 3 milioni di euro l’anno in pubblici contributi , la sua amministrazione deve farne stampare 30 mila copie. Sapendo perfettamente che fine faranno: al macero.”

Per non parlare dei contributi a Il Campanile, al Giornale, a Repubblica, al Riformista, a Libero, alla Mondatori eccetera, eccetera, eccetera.
Un bel libro che, come osserva l’amico Ed, difficilmente vedremo recensito e celebrato su riviste e giornalini nostrani.
Vediamo di promuoverlo noi, nel nostro piccolo…

Ifigonia in Culide

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Qualcuno di voi ha mai avuto l’occasione di leggere “Ifigonia in Culide”?
“Ifigonia in Culide” è un poema goliardico degli anni ‘20, opera di un ignoto gruppo di studenti torinesi che per decenni ha girato sottobanco nei licei e nelle università (ne conservo una copia stinta nel cassetto della scrivania). I più colti nel leggerla avranno sicuramente percepito non tanto il riferimento alla tragedia greca “Ifigenia in Aulide” di Euripide (anche se la struttura è quella, ed il nome “Ifigonia in Culide” lo richiama in maniera trasparente) quanto il riferimento alla “Turandot“, una fiaba teatrale in versi di Carlo Gozzi pubblicata a Venezia nel 1762. Come la principessa cinese, anche Ifigonia è costretta dal padre a prendere marito, e deve sceglierlo tra alcuni pretendenti, che devono rispondere ad alcuni indovinelli: chi li scioglie, sposerà la principessa, che non ce la fa sarà giustiziato.
Dopo decenni di clandestinità la “Erga Edizioni”, una casa editrice genovese, ha deciso di pubblicarlo integralmente in una veste elegante e raffinata. La novità rispetto ai testi fotocopiati è costituita dalle note a piè di pagina che Marcello Andreani e Gianluigi De Marchi hanno scritto, arricchendo l’opera. Costo 10 Euro. Una possibile strenna natalizia!

La prostituta ignota

Quando un giorno sarò assessore alla Cultura o ministro dell’Educazione sessuale, proporrò di erigere in qualche quartiere popolare di Roma un monumento alla Prostituta ignota.
Ogni tanto ci sarebbero delle cerimonie per renderle omaggio, e ai piedi del monumento verrebbero deposte corone di fiori e di alloro, specialmente da parte dei numerosi figli di prostitute di cui sono pieni Roma, l’Italia e il mondo intero.
[…]

da “Diario segreto di un sopravvissuto” di Remo Remotti

Stigmatizziamo

Il segretario di Stato Tarcisio Bertone non ci sta e bacchetta il quotidiano “La Repubblica” reo di interessarsi troppo ai finanziamenti alla Chiesa. “C’è un quotidiano – borbotta – che ogni settimana deve tirare fuori iniziative di questo genere”.
Intanto, nel libro “Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento”, lo storico Sergio Luzzatto pubblica la testimonianza del dottor Valentini Vista, un farmacista di Foggia, e riapre il ‘giallo’ sulle stigmate di Padre Pio. Dichiara il farmacista “Quando ella (riferendosi ad una devota lei setssa proprietaria di una farmacia) tornò a Foggia mi portò i saluti di Padre Pio e mi chiese a nome di lui e in stretto segreto dell’acido fenico puro dicendomi che serviva per Padre Pio, e mi presentò una bottiglietta della capacità di un cento grammi, bottiglietta datale da Padre Pio stesso, sulla quale era appiccicato un bollino col segno del veleno (cioè il teschietto di morte) e la quale bottiglietta io avrei dovuto riempire di acido fenico puro che, come si sa, è un veleno e brucia e caustica enormemente allorquando lo si adopera integralmente. A tale richiesta io pensai che quell’acido fenico adoperato così puro potesse servire a Padre Pio per procurarsi o irritarsi quelle piaghette alle mani”.
Nel libro sono riportati anche gli appunti inediti dell’allora Pontefice Giovanni XXIII che, a proposito del santo di Pietrelcina, scriveva “Con la grazia del Signore io mi sento calmo e quasi indifferente come innanzi ad una dolorosa e vastissima infatuazione religiosa il cui fenomeno preoccupante si avvia ad una soluzione provvidenziale. Mi dispiace di Padre Pio che ha pur un’anima da salvare, e per cui prego intensamente. L’accaduto, cioè la scoperta per mezzo di filmine, si vera sunt quae referentur, dei suoi rapporti intimi e scorretti con le femmine che costituiscono la sua guardia pretoriana sin qui infrangibile intorno alla sua persona, fa pensare ad un vastissimo disastro di anime, diabolicamente preparato, a discredito della S. Chiesa nel mondo, e qui in Italia specialmente. Nella calma del mio spirito, io umilmente persisto a ritenere che il Signore faciat cum tentatione provandum, e dall’immenso inganno verrà un insegnamento a chiarezza e a salute di molti”.
Nel mentre “La Stampa” pubblica la notizia della messa all’asta da parte della Coys della Mercedes di Padre Pio.
Un vero e proprio accanimento mediatico.
Consiglio a Tarcisio Bertone ed alla Santa Romana Chiesa un bel silenzio stampa… almeno fino a Natale.

Un anatroccolo

Un piccolo giallo anatroccolo inciampando in modo buffo sull’erba bagnata con la sua pancina biancastra e quasi cascando dalle sue sottili zampette, mi corre incontro e pigola: “Dov’è la mia mamma, dove sono tutti i miei?”.
La mamma l’ha persa del tutto. Ha una gallina in sua vece, tra le sue uova hanno messo uova di anitra, le ha covate insieme alle sue, le ha scaldate come le altre.
Adesso, prima del temporale, avevano portato la loro casetta, una cesta ribaltata senza fondo, sotto la tettoia e l’avevano ricoperta con un sacco. C’erano tutti, ma l’anatroccolo si era perso. Via su, piccino, vieni sulla mia mano!
In che cosa si racchiude la vita? Pesa un nonnulla, gli occhietti neri come perle di vetro, le zampette da passerotto, lo stringi appena e già non c’è più.
E intanto è così tiepido. Il suo piccolo becco ha un colore rosa-pallido come se fosse uscito dalla manicure; le zampette già sono ricoperte dalla loro membrana e il suo mantello è giallo; le ali pennute si delineano. Ed ecco si distingue già dai suoi fratelli per il suo carattere.
E noi, non voleremo forse presto su Venere? Noi adesso, unendo le nostre forze, possiamo attraversare il mondo in venti minuti.
Ma mai, mai, con tutto il nostro potere atomico, potremo fabbricare in una provetta l’anatroccolo, anche se ci daranno le penne e gli ossicini.
Non possiamo metter insieme quell’imponderabile, piccolo, commovente anatroccolo giallo…

da “Nell’interesse della cosa” editore Longanesi & C.

Questo scriveva alla fine degli anni ’60 Aleksandr Solzenicyn, scrittore, drammaturgo e storico russo, premio Nobel per la Letteratura nel 1970 che attraverso i suoi scritti ha fatto conoscere al mondo la realtà dei Gulag.

Su Venere non ci siamo ancora arrivati però