Volevo rapire il figlio della Robiola Osella

Chi di voi da giovinotto, in un momento di sconforto economico, non ha pensato: “Rapisco il figlio di tizio e svolto di brutto!”.

Io si! Poi l’adolescenza è l’età della minchiata sistematica, della cagata paradossale. Le mie sono raccolte nell’autobiografia di prossima pubblicazione “Negare è meglio che annegare. Quando l’alfa non è privativo ti conviene saper nuotare“, 234 pagine col gin al posto del ghiaccio.

Ma torniamo al “rapimento”… conosco per caso il figlio del Signor Robiola Osella fuori da un pub, ci chiacchiero amabilmente sorseggiando birra belga ma poi, ebbro, finisco per confessargli il piano. Lui sorride, ordina un altro giro di birra, getta la sigaretta e mi dice “Ok, però vitto e alloggio a carico tuo ed 1/3 del riscatto a me”.

“Quasi quasi” dico tra me e me, poi tiro in ballo il carrettino.
“Quale carrettino?” mi chiede il figlio della Robiola Osella sputacchiandomi birra in faccia.
“Il carrettino della pubblicità… quello che il finto tuo nonno usa per portare la finta robiola ai finti clienti”.
“No, il carrettino non si tocca, è un ricordo di famiglia” mi dice.

La trattativa salta all’improvviso, per me il carrettino è una condizione insindacabile. Il figlio della Robiola Osella paga il conto e se ne va.

Non l’ho più rivisto, comunque ho cercato su Google “figlio+robiola+osella+rapimento” ma la ricerca non ha prodotto risultati.

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