La putrefazione ai tempi di Facebook

Una volta c’erano solo le corone di fiori, i telegrammi, gli abbracci e le paroline dolci tipo “Condoglianze” e/o “Era una persona fantastica” e/o “Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno” e/o “Ha smesso di soffrire” (anche se poi partiva la gara a chi pagava la corona più grande… una macabra invidia del pene).

Oggi il mondo è cambiato…
Con l’accanimento terapeutico c’è gente che, vegetando placida attaccata al suo gruppo elettrogeno, sopravvive ad amici, parenti, figli, nipoti e bis-nipoti e quando finisce la benzina (del gruppo elettrogeno) lascia l’aldiquà nullaparente addolorando esclusivamente il benzinaio che riforniva l’ospedale di carburante.

Anche perchè morire, al giorno d’oggi, è diventato un problema.

Muori e tac…
Uno sconosciuto apre una bella pagina su Facebook, un necrologio virtuale sul cui “muro” gente da ogniddove pubblica il suo telegramma di centosessanta caratteri e magari ci allega il video di una canzone di un cantante inglese (che ti faceva pure cagare) solo perchè quel pezzo trasmette la giusta tristezza (anche se in realtà la canzone parla di un padre distratto che in una soleggiata domenica di fine Marzo esce per comprare le paste ma torna a casa con una copia dei Diari del Duce pubblicati con Libero… però lungo il tragitto smette di fumare sigarette di pessima qualità… e il ritornello fa “Ucciderò mia madre che mi offre sempre quelle cazzo di Ms ultra light“).

Ho letto in rete di gente compiaciuta per l’inattesa notorietà mediatica:

Era mio quel messaggio “tu piccola stellina oscurata dalle nuvole del male” che ha trasmesso Studio Aperto… era mia quella foto con l’immagine di lei e la scritta ci mancherai cucciolina… ho registrato la puntata e stasera mi guardo lo speciale di Salvo Sottile che tra una putrefazione e l’altra riparla quasi certamente del gruppo di Facebook.

Se muoio non taggatemi…

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14 pensieri su “La putrefazione ai tempi di Facebook

  1. il dolore dovrebbe essere un sentimento intimo da condividere con le persone care ma ormai siamo arrivati al punto di mettere in piazza tutto snaturando tutto. anche l’esternazione del doloro diventa una sorti di voyerismo che omologa tutto soprattutto i sentimenti. mariella

  2. e con che enfasi: “subito aperto un gruppo su facebook con decine di adesioni con testimonianze d’affetto” urla la giornalista con un sorriso a cinquantamila denti. per non parlare delle chat live che creano con venti persone che ripetono quanto gli manca quella ragazza morta e dopo si sconnettono e piancono per l’eliminazione di franco del gf64 o esultano per il servizio su come è grosso il culo della marini e come è brutta belen senza trucco.

    fanculo

  3. è interessante osservare come un social network possa essere tanto un’occasione per fare successo, per trovarsi, quanto per perdersi.

    Alienante non è dunque l’oggetto in sè, ma la funzione che affidiamo a quell’oggetto.

    Interessamte post il tuo 🙂 Spero avrai tempo di ricambiare la visita su Vongole & Merluzzi dove parliamo dei social network raccontando una storia di fuga ^^

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/15/facetrix-revolution/

  4. a studio aperto ci sono i peggiori sciacalli, non vedono l’ora di mandare in onda un video con una serie di foto (magari rubate sul profilo facebook) di povera gente uccisa.

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