Pomigliani d’ottone e manici nel culo

La storia è ciclica dicono… certe volte forse statica.
Da giorni non si parla d’altro (se si escludono TG1, TG2, T4, Tg5, Studio Aperto, Il Giornale, Libero, il Foglio, Il Secolo d’Italia… e chi più ne ha più ne metta) che della scottante questione dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco. Panda o non Panda questo è il problema… da una parte i diritti dei lavoratori dall’altra i dividendi degli azionisti. Come trentanni fa… questo infatti scriveva il giornalista Mario Melloni (alias Fortebraccio) in un corsivo del 22 gennaio 1982:

Come il giro delle stagioni, immutabile e fatale, così ci appare la vicenda della Fiat. C’è sempre un tempo dell’anno in cui s’alzano alte grida di allarme sulla sorte di questa azienda: gli affari vanno male, le previsioni sonono nere, bisogna ridurre, ridimensionare, restringersi. “Ahimè, che sarà di noi?”, piange l’avvocato Basetta, soprannominato Agnelli. E aggiunge, con voce tenebrosa, che occorrerà ridurre la maestranza, con licenziamenti o cassa integrazione.
Tale è il destino. Poi passano i mesi, finisce l’anno, si compilano i bilanci e Basetta scrive una lettera agli azionisti nella quale annuncia che le cose sono andate bene e, secondo ogni ragionevole previsione, andranno ancor meglio l’anno prossimo. Intanto, dai conti fatti, si può già concludere che anche quest’anno la Fiat chiuderà in attivo e che gli azionisti incasseranno un dividendo almeno non inferiore a quello dell’anno trascorso […]


L’altro ieri l’avvocato Basetta ha illustrato la rituale lettera e noi abbiamo visto sulla Repubblica un quadro che illustra chiaramente la situazione. Vi sono indicati tre capitoli: fatturto, che risulta cresciuto, rispetto all’80, del 21%, mentre gli investimenti sono passati ad un totale di 1.242 miliardi. Nell’80 furono di miliardi 960. Mica male, eh? Una cifra soltanto appare deficitaria: i dipendenti, vale a dire gli operai, erano 342.654 e ora sono 315.362, cioè 27.292in meno, e non ci risulta che l’avvocato Basetta abbia sentito il dovere di segnalare questa diminuzione almeno scrivendo, a guisa di inciso, “con rammarico”, o “purtroppo” o qualche analoga espressione di increscimento. La Fiat guadagna anche quest’anno, e 27.292 operai sono a spasso. Intanto gli azionisti passano alla cassa a riscuotere.

Chi sono poi questi azionisti? Com’è noto sono tutti, o quasi, membri della famiglia Agnelli ed è lecito calcolare che almeno la metà di essi non facciano assolutamente nulla. Sono già ricchissimi e diventano sempre più danarosi cacciando via  decine di migliaia di lavoratori al principio di ogni anno e intascando a Natale centinaia di milioni, e forse a Basetta toccano addirittura dei miliardi. Qualcuno vorrebbe che noi comprendessimo anche le ragioni dei padroni. Non le comprenderemo ma, ci rifiutiamo di capirle, non vogliamo neppure ascoltarle. Vogliamo che lorsignori  ricordino che siamo dei rivoluzionari e che li vogliamo costringere, sia pure con metodo democratico, a non sfruttare più.

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