Trecento parole

Ho trecento parole da dire. Le tengo in un cassetto incastrate tra le pagine di un vecchio numero di “Lotta Comunista”.

Le tengo li perché ho sempre detestato l’incomprensibile linguaggio di certe riviste di sinistra scritte per istruire un pigro e rosso popolo che fa finta di essere impegnato e colto ma che alla fine del “processo di determinazione della struttura economico-sociale sulla sovrastruttura politica” non gliene può fregare di meno.

Ho trecento parole da dire a persone che dalla loro hanno già fin troppe parole da dire e poco tempo per ascoltare… per questo tengo le mie trecento parole nel cassetto, tra le scolorite analisi socio politiche culturali ed economiche di “Lotta Comunista”.

…e, a tutt’oggi, non esiste una legge che mi imponga di sfogliare le enigmatiche e polverose  pagine di “Lotta Comunista”.

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2 pensieri su “Trecento parole

  1. ne ho una copia che conservo e leggo nei momenti di tristezza per farmi due risate. è terapeutico, capisci di non essere l’unico a farti seghe metali inconcludenti.

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