Io, Tosca e altre dieci indefinibili persone

A malapena si vedeva il campanile…
Come avrei potuto evitare, in mezzo a tutta quella ottusa nebbia, prima il marciapiede poi la signora Ada e le sue borse della spesa; per quasi mezz’ora raccolsi barattoli di pelati poi pensai a Tosca quindi aiutai la signora Ada a riacquistare colorito, il pallore le confondeva il viso con la nebbia e la nebbia confondeva il paese con il cielo tant’è che il cielo, il paese e la signora Ada parevano un tutt’uno.
Mio padre amava ripetere quanto la nebbia fosse la più onesta e malinconica forma di democrazia “perché scontorna, omogeneizza e cela”.
Nella nebbia ero uno qualunque, mi nascondevo mescolandomi ai muri delle case ed alle saracinesche dei negozi, diventavo vigile, panettiere, prete o prostituta, diventavo un pò tutti ed un pò nessuno, una sorta di globalizzazione fisionomica.
Solo Tosca si conservava, lei e la sua bellezza così schietta da fare quasi rabbia, a lei la nebbia non sbiadiva un contorno, restava così com’era, riconoscibilissima anche in mezzo al banco più fitto.
Forse per questo me ne innamorai, naturalmente, senza rendermene conto, lei contrastata in mezzo alla piazza, io mescolato alla fontana e ad altre dieci indefinibili persone.

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