Senti come suona l’epigonion

Qui cos’era l’epigonion e qui come suonava.

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7 pensieri su “Senti come suona l’epigonion

  1. Secondo me la vera rivoluzione e’ stata proprio quella di ragiungere tramite il digitale, l’esatta timbrica di questo strumento, in effetti nevavalenti…… non credo che sarebbe stato tanto difficile riprodurlo artigianalmente e realmente da mani esperte di artigiani………

  2. Suona come … suonano tutti i … suoni di un qualunque expander di serie economica e soprattutto la parafrasi che se ne fà nel descriverlo fa capire che si vuole ostentare un linguaggio da “esperti” che presentano novità mentre la sintesi sottrattiva la si applica dalla fine anni ’70. Sarebbe stato filologicamente più corretto fabbricarne uno con materiali simili: legni dell’epiro stagionati in loco, corde costruite di materiale simile e così via. Poi se vogliono, potrebbero fare un raffronto timbrico con il digitale. Dopo !!!

  3. Come antropologo mi sono interessato alla cultura subalterna
    dei Lucani e dei loro discendenti (vedi: Wikipedia, “Carnevale di Tricarico”).
    Uno degli aspetti trattati è stato “la costruzione e l’uso degli strumenti popolari in Val d’Agri (PZ): la zampogna e la ciaramella di Giuseppe Belviso e la Madonna di Viggiano”, ma anche dell’arpa viggianese portativa. Il testo di riferimento è il catalogo della mostra “Il soffio, il suono” Roma, 1984.
    Ma, soprattutto, ho avuto l’opportunità di scoprire l’ultimo esemplare di”sampogna” strumento a fiato greco a due ance e
    di dimensioni contenute.
    Anche l’arpa portativa suonata dai ragazzi di Viggiano nelle
    vie di Londra nel lontano ‘800, è riconducibile all’epigonion
    greco per la struttura e per il suono, quello ricostruito è identico all’arpa portativa di Rossetti costruttore e suonatore della Val’Agri.
    Al di la della ricostruzione, reale o “virtuale”, se gli studiosi delle “scienze umane” avessero preso sul serio la cosidetta “cultura bassa” , come la scuola degli “Annales” ci invitava a fare, avremmo probabilmente trovato gli ultimi reperti dei “sincretismi” delle culture antiche e classiche in quelle moderne. Ma il concetto retorico del “Sublime” e dello “Idealismo” borghese ha prevalso a lungo dissuadendoci
    dall’ interessarci delle teorie di Bloch, molto più speculative
    e culturalmente corrette. Antonio Tateo, antropologo.

  4. A quanto pare ci sono due punti di vista diametralmente opposti: chi sostiene che l’arpa viggianese arrivò dai profughi irlandesi nel ‘600 si riferisce probabilmente alla sua evoluzione organologica più recente, ma trovo alquanto verosimile la tua acuta osservazione sulla somiglianza fra la struttura dell’epigonion greco e l’arpa lucana, che forse esisteva già prima delle migrazioni dal nord europa: del resto, non vi sono forse ancora oggi delle enclavi di lingua albanese proprio da quelle parti? Concordo con la tua ipotesi di una continuità con culture di tipo greco-mediterraneo, più anglosassone. Ad ogni modo mi sembra evidente che le arpe a 35 chiavi raffigurate in certe foto non siano molto adatte ai suonatori ambulanti, avrei qualche dubbio sul fatto che venissero usate proprio a quello scopo: credo piuttosto che fossero adatte a situazioni particolari, ma che i girovaghi suonassero delle arpe più piccole, diciamo fra le 14 e le 22 corde, ma inq uesto vado a istinto esercitando la professione di suonatore ambulante da ormai una quindicina d’anni e avendo sperimentato le difficoltà che s’incontrano con attrezzature grosse e ingombranti, nel portarsele dietro.

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