Liberté, Egalité, Fraternité?

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In Francia torna l’incubo banlieu. Scontri tra giovani e le forze dell’ordine fanno tornare alla mente le violenze che sconvolsero le periferie francesi due anni fa (era il 2005).
La guerriglia seguita alla morte di due ragazzi di 15 e 16 anni dopo uno scontro in moto con un’auto della polizia (i primi accertamenti sembrerebbero scagionare i due agenti ma parenti e gli amici delle vittime accusano i poliziotti di essere fuggiti subito dopo l’incidente), ha trasformato la città-dormitorio di Villiers-le-Bel, a nord della capitale francese, in un campo di battaglia.
Feriti oltre cento agenti (alcuni raggiunti da proiettili da caccia), incendiate decine di auto e saccheggiate scuole e negozi.
E mentre il presidente francese Nicolas Sarkozy, di ritorno dal suo viaggio in Cina, annuncia “Si ritroveranno davanti a un tribunale penale”, Francois Hollande, segretario socialista, accusa l’esecutivo e sostiene che le violenze “sono l’espressione di una crisi sociale profonda”.
Una crisi nata negli anni ’60, quando la Francia ha iniziato ha confrontarsi con il grande flusso migratorio proveniente soprattutto dalle ex-colonie che in quel periodo stavano ottenendo l’indipendenza.
Immigrati ammassati in centri residenziali a basso costo concepiti inizialmente come “città di transito” e diventate con gli anni veri e propri ghetti.

L’etimologia del termine banlieu è oggetto di un dibattito da cui si possono estrarre due ipotesi principali. La prima è quella secondo cui il suo significato letterale indicava l’area che circonda la città e che era sottomessa alla sua giurisdizione (ban: potere di amministrare, lieue: luogo). La seconda invece fa riferimento al senso di esclusione che la periferia evoca rispetto al centro cittadino e fa quindi risalire l’origine del termine alla messa al bando (lontano dalla città) degli individui più poveri e ritenuti più pericolosi. da Wikipedia

Un’emarginazione forzata tramutatasi in disagio sociale adesso esploso.
Una rivolta non contro lo Stato, ma contro la condizione di emarginati in casa cui sono condannati. Francesi nati in Francia, che hanno studiato nelle scuole laiche della République ma che non sono accettati come francesi. Francesi nati dall’immigrazione e per questo esclusi.
Una bomba inesplosa fino al 2005. Una bomba pronta ad esplodere anche in Italia ed in tutti quei paesi dove il pregiudizio e l’esterofobia appiattiscono le coscienze.

PS: Al fine di evitare equivoci e commenti del tipo: “Allora tu legittimi la violenza“, preciso che non è mia volontà giustificare il comportamento illegale di certe minoranze. Il solito discorso dell’erba e del fascio…

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3 pensieri su “Liberté, Egalité, Fraternité?

  1. In italia le periferie sono già esplose. Lo dimostrano le violenze contro i commissariati dopo la morte di Sandri. Ovviamente ogni paese ha le sue specificità, quindi è inutile cercare degli elementi di similitudine negli attori protagonisti degli scontri. Meditate gente….

  2. La vita nei ghetti è un’altra vita, con la sua concreta irrealtà del contesto in cui le realtà legali entrano come una bomba a miccia corta. Ne ho vissuta un’amara esperienza da ragazzino a Torino. Poi bisogna anche cercare di capire se il ghetto è ormai dentro ciascuno di noi a prescindere di dove sta e cosa fa: non c’è violenza peggiore nel constatare il “proprio ghetto” come sinonimo di vita.
    (Per adesso sono online). Ciao!

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