Ifigonia in Culide

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Qualcuno di voi ha mai avuto l’occasione di leggere “Ifigonia in Culide”?
“Ifigonia in Culide” è un poema goliardico degli anni ‘20, opera di un ignoto gruppo di studenti torinesi che per decenni ha girato sottobanco nei licei e nelle università (ne conservo una copia stinta nel cassetto della scrivania). I più colti nel leggerla avranno sicuramente percepito non tanto il riferimento alla tragedia greca “Ifigenia in Aulide” di Euripide (anche se la struttura è quella, ed il nome “Ifigonia in Culide” lo richiama in maniera trasparente) quanto il riferimento alla “Turandot“, una fiaba teatrale in versi di Carlo Gozzi pubblicata a Venezia nel 1762. Come la principessa cinese, anche Ifigonia è costretta dal padre a prendere marito, e deve sceglierlo tra alcuni pretendenti, che devono rispondere ad alcuni indovinelli: chi li scioglie, sposerà la principessa, che non ce la fa sarà giustiziato.
Dopo decenni di clandestinità la “Erga Edizioni”, una casa editrice genovese, ha deciso di pubblicarlo integralmente in una veste elegante e raffinata. La novità rispetto ai testi fotocopiati è costituita dalle note a piè di pagina che Marcello Andreani e Gianluigi De Marchi hanno scritto, arricchendo l’opera. Costo 10 Euro. Una possibile strenna natalizia!

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21 pensieri su “Ifigonia in Culide

  1. Nel 1993, per i tipi di “Orsa Maggiore Editrice” di Torriana (FO) è uscito Ifigonia & canti goliardici” senza note ma con illustrazioni “d’epoca” di cui ti lascio immaginare i soggetti… costava 22.000 lirette, ma si trovava a metà prezzo… 😀

  2. O popolo bruto, su snuda il banano
    non vedi che giunge l’amato sovrano ?
    Il Sir di Corinto, dal nobile augello
    qual mai non fu visto piu’ duro e piu’ bello.
    Il sir di Corinto dall’agile pene
    terrore e ruina del fragile imene;
    il sir di Corinto dal cazzo peloso
    del cul rubicondo ognora goloso.
    O popolo invitto, in gesta d’amore
    s’affermi il Sovrano piu’ caro al tuo cuore.
    Rendiamogli omaggio nel modo migliore,
    offrendogli il culo delle nostre signore.

    C’è forse nulla da aggiungere?

  3. Ifigonina In Culile, fin dal periodo dell’università, mi ha sempre fatto spanciare dalle risa. Qualche anno fa, quando ancora lavoravo, ho deciso di dare un seguito a questa storia. Non potevo non dare una chance a questa fanciulla gaudente… Allora, prendendo come modello un mio collega, Tino, (uno tutt’altro che arrapato e arrapante) l’ho scelto come ultimo pretendente alla mano di Ifigonia. Ho seguito la stessa metrica dell’originale e al secondo atto (il mio) ho dato il nome di Tinculide.
    Se a qualcuno ineressa leggerla e eventualmente pubblicarla su internet… gliela invio veramente volentieri. Almeno, oltre ai miei ex colleghi, qualcuno può leggerla e farsi fare due risate.
    Roberto Pepino
    60 anni, sessantottino e… sempre goliardico.
    NB: nel file in Word che invio c’è anche la parte originale.

  4. Veramente io sapevo che l’ifigonia ha nobili origini. Mi si diceva che l’autore era nientepopodimenoche lorenzo stecchetti alias olindo guerrini, allievo di carducci. Infatti alcune espressioni del poema sono tipicamente emiliane ed alcuni versi tipo ” col culo… batterò in velocità la rossa alfa romeo”, sono contaminazioni successive, assenti nell’originale che ho io letto al liceo, molti anni fa , cioè fine anni 50, inizi 60.
    Secondo me bologna e non l’austera torino è la patria di questo ” gioiello” goliardico. Sono pronto a citare qualche verso differente da questa edizione

  5. rispondo ad antonella per dirle che potrà trovare l’ifigonia ed altri poemi goliardici – per esempio il famoso processo sculacciabuchi -presso la libreria gaetano colonnese di napoli.buon divertimento!

  6. Il canto goliardico di Ifigonia termina in modo così inquietante che lascia perplesso il lettore (o lo spettatore della rappresentazione teatrale). Per dar fine alle mie notti inquiete, turbate dal ricorrente pensiero di quella povera creatura che si dà morte per colpa di un crudele destino, ho deciso di dare una chance alla stessa, al popolo gaudente di Corinto e alle vergini votate ad una castità perenne, riprendendo l’opera dal tragico momento della fine.
    Il quarto atto si intitola la “Tinculide”.

    Ndr.
    In Tino, un mio caro amico di 50kg per 1,60m di altezza, dotato di spesse lenti e di un ciuffetto di peli che gli ricoprono il capo, ho visto colui in grado di ribaltare le sorti del popolo di Corinto.

    Buona lettura

    ROBY48

    Il crudele destino, vestito di pena,
    fè’ si che si ruppe la fragil catena
    così che la sposa non fu moritura
    ma solo contusa e con qualche frattura.
    Silenzio fu fatto dai culi pettanti
    del popolo tutto, compresi i regnanti,
    la sposa Ifigonia, grazie alla sorte
    fu data alla vita e strappata alla morte.

    Si cala il sipario su questa novella
    con fine si brutta piuttosto che bella:
    da moglie felice del prence Kiro Hito
    a sposa illibata col sesso nel dito,
    donzella Ifigonia si alza dal cesso
    e consuma da sola un pessimo amplesso.

    (Il mancato suicidio assistito inquieta Ifigonia più della morte stessa per cui decide di riprovarci buttandosi giù dalla finestra ma, nel frattempo, vede in lontananza un polverone, ed in mezzo allo stesso un energumeno a cavallo diretto al castello reale. E’ un piccolo cavaliere di nome TIN CUL, ex campione olimpico di tiro della sega, portatore di lenti e con uno scarno ciuffetto di capelli sulla fronte. Giunto in ritardo alla competizione chiede al Re di Corinto di poter ancora partecipare alla gara.

    TIN CUL

    (dopo essere stato invitato a salire nella Sala del Trono, al cospetto del Re e del Gran Cerimoniere, Tin Cul è visibilmente timoroso e preoccupato per il ritardo)

    O re di Corinto, amato sovrano,
    datore di pene e accettore nell’ano,
    io sono Tin Cul e son piemontardo (*)
    e imploro perdono per questo ritardo,
    ma non è mia la colpa se nell’arrivare
    ho sempre trovato qualcosa da fare.
    Nel regno d’Italia non ho tentazioni
    in quanto son pochi i veri ricchioni,
    son poche le troie e pochi i casini
    ed è ancora tabù farsi fare i pompini.
    Ma dopo Damasco la gente è cambiata
    e la minchia ogni dì me l’hanno sfogata.
    Sia con la fica che con bocca e sedere
    tutti gli incontri mi han fatto godere.
    Persin n’elefante, tal Pistolino (*),
    che a lo mio arrivo ha fatto l’inchino
    mostrando l’enorme pertugio dell’ano
    m’ha dato con quello gran sfogo al banano.
    e avendo nel cazzo ancor desideri,
    mi sono inculato anche gli archibugieri.
    Ti chiedo pertanto sia fatta eccezione
    Perch’io venga ammesso alla competizione.

    RE DI CORINTO

    (Visibilmente sollevato da questa opportunità si sfoga confidando gli affari di famiglia)

    Ebbene Tin Cul, ti dico in confienza
    che mia figlia Ifigonia non ha più pazienza.
    Il novello consorte disdegna l’imene
    in quanto privato dall’uso del pene.
    Fu un verme di budello di un bonzo di Visnù (*)
    amico di mio genero, a cui dava del tu,
    che gli propose, con sordido cinismo,
    di far nel suo culo, un giro di turismo.
    Fu pessima l’idea di entrar dentro il budello
    che avrebbe digerito la polpa del suo uccello.

    (Rendendosi poi conto di dilungarsi troppo)

    …allora …o cavaliere…esterna esposizione
    delle tue credenziali alla regia commissione.

    (Ifigonia, nel vedere quel nuovo cavaliere, portatore di speranza. Desiste dall’insano intento suicida e attende fiduciosa gli eventi)

    GRAN SACERDOTE

    Curricula pure o cavaliere
    ma con il cazzo eretto e due dita nel sedere

    (Tin Cul, si abbassa le mutande e per ben figurare si infila ben tre dita nell’orifizio rettale. Il pene si inturgida all’istante)

    TIN CUL

    Io sono Tin Cul e sono leghista
    son lungo di pene ma corto di vista
    son basso d’altezza ma forte nel sesso
    e non mi spaventa il divieto d’accesso.
    Accedo davanti, accedo di dietro
    e non disdegno il sedere di Pietro; (*)
    non fo differenza a incularmi i maiali
    o nel profanare pertugi reali.
    Mi alzo al mattino e fo colazione
    impugnandomi il membro e tirando un segone,
    a mezza mattina, se non soddisfatto
    profano col pene il culo del gatto,
    a mezzodì, tra le varie portate
    mi faccio altrettante potenti chiavate,
    quand’è pomeriggio vo sotto la tenda
    e con le bagasce consumo merenda.
    Prima di sera, se il membro è ancor duro
    lo sfrego con forza sulle crepe del muro
    per renderlo forte, temprato e nodoso,
    ben sagomato e poco peloso.
    Se poi non s’abbassa si tanta stecca
    simulo vulva con spessa bistecca,
    avvolgendo la stessa sul turgido pene
    e fo movimenti come fosse l’imene…..

    (Il cavalier Tin Cul continuerebbe l’esposizione del suo ricco curriculum ma il Re di Corinto lo ferma)

    RE DI CORINTO

    Fermati o prode cavaliere Tin Cul!!!
    So già che tu fosti atleta a Seul
    e campione olimpionico a Roma ed Atene
    nel tiro di sega e schizzo del pene.
    Pertanto sei degno di esser marito
    e di sostituire l’eunuco Kiro Hito.
    Tu sai però che per far che ciò accada
    tu debba risolver codesta sciarada.

    ( Prima di chiamare il Gran Cerimoniere perché legga l’indovinello il Re cambia idea e vuole render ancor più difficile la prova).

    O Gran Cerimoniere fai in modo che
    di nobili sciarade ne solva almeno tre!!!

    GRAN CERIMONIERE

    Dal cul togli dita e assesta la mutanda
    perchè ti sto per far la prima mia domanda:
    Qual differenza sta tra la sega
    ed il movimento della Lombarda tua Lega?

    TIN CUL

    Amabile Sovrano o Sire di Corinto
    ti dico la risposta sapendo di aver vinto,
    intanto già io sento l’induro del banano
    ed il conseguente brulichio dell’ano.
    Così ti rispondo con fervida impazienza
    che tra le due, non v’è differenza,
    di ciò son convinto e non darmi del pazzo
    se reputo entrambe movimenti del cazzo.

    GRAN CERIMONIERE

    Risposta saggia egual, mai fu sentita,
    rinfilati nel culo le immonde tue dita,
    riaddura il tuo membro e riabbassa la mutanda
    perchè ti sto per far penultima domanda:
    Quanti son di sabbia al suol i granelli
    dell’arabico deserto al di qua dei Dardanelli?

    (La tristezza cala tra il Popolo, le vergini, sconsolate, abbassano la testa. il Re di Corinto stesso sa che il cavaliere non potrà rispondere e si pente di aver imposto tre domande…ma ormai è troppo tardi)

    TIN CUL

    (Per la prima volta insicuro ed esitante)

    Re di Corinto, amato sovrano,
    l’ammoscio sta infierendo sul duro mio banano,
    non so se Budda, Maometto ed Allah
    potrebber dar risposta a sta domanda qua.

    (Tin Cul viene fulminato da un’idea geniale, abbandona di corsa la Sala del Trono e scende nella corte della reggia. Raccoglie un granello di sabbia da terra e, quando torna al cospetto del Gran Cerinmoniere, lo mostra, alzandolo al cielo)

    A dar cotal risposta non troverai nessuno
    ma io ti posso dir: “Son tanti meno uno”
    (poi esultando e saltellando all’impazzata)
    Su l’uccello, su le bale,
    siamo già in semifinale
    manca ancora una domanda
    per far si che la mutanda
    di Ifigonia, la regina
    venga messa giù in cantina.

    GRAN CERIMONIERE

    Prendi riposo o audace guerriero
    e porgi delizia al regal buco nero.
    Pria ch’io faccia domanda finale
    infila il tuo pene nel foro regale.
    Al re di Corinto sfoga il budello
    con la cappella del fiero tuo uccello.
    Però stai attento alla brutta ferita (*)
    causata da figlia quand’era impazzita.

    (Tin Cul, con maestria e delicatezza, penetra il Re di Corinto.
    Per evitare che l’impeto della profanazione rettale possa riaprire la fresca ferita sull’ormai svuotato sacchetto scrotale del sovrano, rimane inattivo e lascia condurre l’accoppiamento al Re.

    GRAN CERIMONIERE

    Siamo al gran finale, rinfila in culo il dito,
    e rispondi immantinente a quest’ultimo quesito:
    (il silenzio nella sala è totale)
    Quale della Storia attual è il punto assai più scuro?
    ….mi son dimenticato… rispondi a cazzo duro.

    (Tin Cul se lo intosta manualmente)

    TIN CUL

    O Gran Cerimoniere, risposta non ignoro:
    “E’ il buco tafanarico di Ludovico il Moro” (**)

    GRAN CERIMONIERE

    Risposta più giusta mai fu sentita
    si apra a Kiro Hito la porta d’uscita
    e sia fatto accesso al prode Tin Cul
    col nobile titolo di Re di Kabul.

    RE DI CORINTO

    Genero mio caro ti consegno la mia figlia
    che da qund’è nata il nerbo non piglia.
    Falla godere con cazzo e i coglioni
    e mettimi al mondo nipoti chiavoni.

    (l’esultazione è generale)

    POPOLO

    Vola, colomba bianca vola,
    con l’uccell facciam la ola
    con il cul facciam rumore
    e scorregge a gran fragore.
    Noi siamo felici, noi siamo esultanti
    e molto fieri dei nostri regnanti,
    a regina Ifigonia ed al Re di Kabul
    doniamo col cuore le chiappe del cul.

    IL CORO DELLE VERGINI

    E giunto il momento che il Re di Kabul
    non approfitti del buco del cul
    che abbiamo già dato in gran quantità
    per preservare la verginità.
    Gran Sacerdote togli le pene
    e fà che Tin Cul ci perfori l’imene.

    GRAN SACERDOTE

    Ebbene, così sia!!
    Và Tin Cul, apri lor la via.

    TIN CUL

    Sono nove e ben le vedo (*)
    me le faccio tutte a spiedo
    con il lungo mio banano
    entro in figa ed esco in ano
    dalla prima alla seconda
    fino all’ultima, e se abbonda,
    la lunghezza dell’uccello
    me l’addobbo con il bello
    forellin della begonia
    della mamma di Ifigonia.

    (Tin Cul, fiero, trapassa le 9 vergini e penetra contemporaneamente la vagina della Regina Madre. L’esultazione del popolo si trasforma in estasi. Tutti si inginocchiano in fervida preghiera e, sollevando le natiche al cielo, liberano nell’aria una salva di scorregge, ancor più impetuosa della precedente, per un saluto beneaugurante alla futura coppia di regnanti.)

    TIN CUL

    (visibilmente emozionato e imbarazzato per non poter aderire al coro si scusa)

    Popolo mio caro… vorrei unirmi al coro
    ma devo confessar che c’ho problemi al foro.
    Col buco del seder non posso far boato
    in quanto me lo trovo alquanto assai slabbrato (*).

    (*) L’autore fa riferimento ad un popolo del Nord Italia che potrebbe essere l’attuale Piemonte

    (*)Tin Cul si riferisce a Bel Pistolino, il Sacro Elefante, citato nel 2° atto del poema.

    (*) Si veda la confessione di Hiro Kito, nel 3° atto, quando rivela a Ifigonia di essere ‘scazzato’

    (*) Non ci è dato di sapere chi fosse questo Pietro. Molto probabilmente l’autore ha scelto un nome a caso per far rima baciata.

    (*) Al Re di Corinto non si è ancora rimarginata la ferita al sacco scrotale, infertale da sua figlia che, come dettagliato nel 3° atto, impazzita dalla rivelazione che il suo neo sposo, Hiro Kito, era privo di pene, sfoga la propria rabbia divorando i testicoli dell’anziano genitore.
    Come si possono scordare le dure parole di Ifigonia, rivolte al padre:
    Castrato sei, e se vorrai godere,
    godrai tu pure usando lo sedere!
    … e la toccante constatazione del genitore, quando si accascia al suolo, dolorante, e vede la figliola masticare nervosamente le sue gonadi:
    Ahime’ ahime’, o qual vista orrenda!
    Mia figlia dei miei coglioni fa merenda!

    (**) Ludovico Maria Sforza era detto Ludovico il Moro a causa della sua carnagione scura e dei capelli neri.

    (*) L’autore, con sapiente e sintetica lirica ha saputo far trasparire una sensibilità senza eguali. Non ho altro da aggiungere… sono commosso .
    UMBERTO ECO

    (*) L’autore lascia intendere al lettore che il ripetitivo abuso rettale del cavaliere Tin Cul ha lasciato nella sua zona erogena una ferita indelebile ma non necessariamente invalidante.

    CALA DEFINITIVAMENTE LA TELA
    FINE

  7. Spettacolare!!! Finalmente una fine degna alla povera Ifigonia. Roby48 sei geniale, mi hai fatto spanciare. Tin Cul è diventato il mio mito. Con la credenziale che era stato campione olimpico a Roma ed Atene in tiro di pippa e schizzo del pene il nuovo pretendente poteva già di diritto ad accedere alla begonia di Ifigonia senza sostenere ad alcuna sciarada. Adesso me la rileggo e la divulgo ai miei amici.

  8. Io ho recitato nel coro delle Vergini a Pavia da matricola nel Collegio Borromeo, dicembre 1978. Però il pretendente vincitore si chiama Spiro Kito, dall’agente patogeno della sifilide.
    In Borromeo era tradizione che negli anni pari le matricole inscenassero L’Ifigonia, non so se si fa ancora.

  9. Ifigonia è un capolavoro, ma siffatta opera meriterebbe di essere rappresentata in maniera verosimile, e non bacchettonamente “castigata” come è successo finora. Perché non metter su una rappresentazione letterale della tragedia goliardica più famosa dello Stivale? Voglio dire: attori e attrici con “dotazioni” al vento ogniqualvolta lo richieda il copione, senza falsi pudori e sempre con tanta voglia di farsi grasse risate… 😀 Per esempio quando è scritto: “entrano i cortigiani e le cortigiane in costume adamitico”, ebbene… che costume adamitico sia! E così anche quando è scritto “meniamoci il cazzo in nobile gara (tutti eseguono)”, ebbene… che tutti eseguano davvero! 😀 Certo, le nuove modifiche dell’ottimo Roby48 sono di difficile rappresentazione, soprattutto la “salva” di scorregge finale, ma si potrebbe ovviare mangiando tutti fagioli in gran quantità la sera prima della rappresentazione..! :DD Propongo di prendere contatto tra chi vuole tentare questa goliardicissima avventura! Si potrebbe rappresentare in una casa privata, ovviamente, giusto per il gusto di dire che lo si è fatto. Chi è d’accordo lasci il suo indirizzo e-mail così ci si inizia a parlare. Inizio io: chi vuole realizzare il progetto mi scriva a: xfinder2011@hotmail.com. Massima serietà! (si fa per dire… ;D)

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